Il Pd e le due sussidiarietà


Qui sotto due documenti, entrambi provenienti dalla segreteria Pd e presentati all’assemblea nazionale di oggi

Il primo è uno stralcio del documento sulla PA ed è, in sostanza, abbastanza simile ai ragionamenti su sussidiarietà e poliarchia che girano prevalentemente su questo blog:

“5. Le amministrazioni pubbliche per la promozione della sussidiarietà
Il principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale, chiave per definire correttamente
l’integrazione tra intervento pubblico e ruolo del settore privato, non significa
– come vorrebbe la destra – circoscrivere il primo ai soli casi in cui il privato
non ritenga opportuno intervenire, ma considerare quest’ultimo come una risorsa in
una nuova prospettiva delle dinamiche Stato-società.
Dunque, niente affatto una rinuncia al ruolo del pubblico, chiamato a garantire
l’interesse collettivo necessario per assicurare lo sviluppo e la coesione, a partire dal
suo ruolo di regolatore, e ad intervenire direttamente in tutte le circostanze in cui
l’iniziativa dei cittadini non sia in grado di soddisfare adeguatamente un bisogno
pubblico. In questo senso, la sussidiarietà è uno dei più significativi terreni di incontro
tra alcune delle correnti ideali fondanti del progetto del PD, quali il cattolicesimo politico
e la cultura civica della sinistra riformista.
Più concretamente, la reale attuazione della sussidiarietà comporta un intervento
legislativo e amministrativo che supporti la libera iniziativa dei cittadini, dei gruppi
sociali e degli enti privati e un atteggiamento attivo da parte della PA. Il decisore pubblico
deve, infatti, definire un percorso di riconoscimento, sostegno e incentivazione
delle funzioni di interesse collettivo in capo a esponenti di diverso livello della società
civile (famiglia, associazionismo, cooperativismo, imprenditorialità).”

Il secondo invece è un documento in materia di welfare e non sembra concepisca in maniera analoga sia la sussidiarietà orizzontale sia quella verticale:

“Il principio di sussidiarietà, essenziale per una gestione dei servizi aderente alle esigenze delle comunità locali, ha bisogno di uno stato centrale che, nel definire i livelli essenziali delle prestazioni , stabilisca obiettivi di servizio verso i quali orientare le risorse, sostenga le esperienze migliori e incentivi le altre ad adeguarsi agli standard più elevati in un sistema che rispetti l’autonomia dei governi regionali, ma tuteli la protezione sociale di tutti i cittadini nel territorio nazionale e che tenda a portare i territori meno avanzati al livello di quelli con un welfare più’ consolidato evitando il rischio dell’appiattimento di possibili valutazioni basate su medie nazionali .Né la sussidiarietà può essere intesa, con riferimento al rapporto tra intervento pubblico e attori della società civile (associazioni, terzo settore, famiglie), come un modo per scaricare su questi ultimi responsabilità che sono in realtà proprie delle istituzioni pubbliche. La sussidiarietà richiede di valorizzare l’autonomia e la capacità delle persone, delle famiglie, delle associazioni, per integrare e arricchire il welfare, contribuendo così al benessere comune: le molteplici funzioni di politica sociale richiedono l’intervento attivo e integrato delle istituzioni locali e della società civile nelle sue varie forme: alla gestione ed all’offerta dei servizi, infatti, provvedono (così come previsto nella L328/2000) soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed
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enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati. Il sistema integrato di interventi e servizi sociali ha tra gli scopi anche la promozione della solidarietà sociale, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata.
In questo quadro possono svolgere un ruolo significativo anche gli enti bilaterali costituiti fra sindacati e imprese che possono integrare e potenziare le prestazioni di welfare. Ma, se non vogliamo che aumentino le disuguaglianze e le sperequazioni tra i cittadini in funzione delle appartenenze a categorie più o meno forti e ad ambiti culturali o religiosi più o meno attrezzati, le istituzioni pubbliche hanno il compito ineludibile di disegnare le regole e governare l’allocazione delle risorse in modo da sostenere gli attori della società civile e includere nel sistema di welfare tutti i cittadini.”

A ognuno le riflessioni che crede più opportune

2 Comments

  1. Giorgio Armillei ha detto:

    Perfetto esempio della distinzione tra welfare societario e welfare statualistico. Ricordo un bellissimo saggio di Giovanna Zincone sul punto. Non sottovaluterei il fatto che la linea di frattura su questo non passa ormai più tra destra e sinistra. Non sono pochi quelli che nel centrodestra frenano sul federalismo con argomenti tipo “le isti­tu­zioni pub­bli­che hanno il com­pito ine­lu­di­bile di dise­gnare le regole e gover­nare l’allocazione delle risorse in modo da soste­nere gli attori della società civile e inclu­dere nel sistema di wel­fare tutti i cittadini”.

  2. Carlo Riviello ha detto:

    il “taglio” diverso dei due è abbastanza evidente, ma il problema è dove sta il “vero” PD: nel primo o nel secondo?
    (o in un terzo ancora, magari?).

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