“Dico no all’inferno di Eluana”. Intervista a Beppino Englaro


di Luca Landò

Dopo Eluana, prima del biotestamento. Il nove febbraio sono passati due anni dalla morte di sua figlia e tra due settimane avrà inizio alla Camera la discussione di una legge che si dice per il testamento biologico ma che in realtà imbocca la strada opposta. Beppino Englaro esce dal silenzio che si era imposto fino a ieri: per rispetto di Eluana, ma anche per non scendere a livello di chi (il governo, le associazioni cattoliche) ha organizzato, proprio quel giorno, una giornata per gli stati vegetativi, decisione non certo casuale soprattutto in vista della imminente discussione parlamentare.
 

“Chiariamo una volta per tutte: la mia non è una sfida ma la difesa di un diritto. In tutti questi anni la mia battaglia non è mai stata contro qualcuno, ma per qualcuno, in difesa di qualcuno. Io non voglio che gli altri la pensino come me, sono io che non voglio essere costretto a pensare come gli altri”.
 

E lei come la pensa?
“Ci sono persone che ragionano in questo modo: lo stato vegetativo è una condizione di vita, la vita non può essere toccata, ergo nessuno può spegnere le macchine che ti tengono in questo stato. Secondo questa visione, Eluana sarebbe ancora attaccata al sondino per l’alimentazione artificiale. E un modo di vedere le cose che rispetto, ma che non è il mio e non era quello di Eluana. Lo stato vegetativo permanente non è una condizione di vita: è una situazione di non morte, che è peggio della morte stessa. E come me la pensano tantissimi italiani. Sciascia diceva: “Non è sempre vero che la speranza è l’ultima a morire; ci sono casi in cui la morte è l’ultima speranza”.
 

La legge le ha dato ragione.
“C’è un giudice a Berlino ma anche a Roma. La sentenza, quella della Corte Suprema di Cassazione del 13 novembre 2008, è lì e parla chiaro: nessuno ha il diritto di impormi una cura se io non la voglio, anche se l’interruzione può significare la morte. E questo non c’entra nulla con l’eutanasia: si chiama consenso informato alle cure. Se non c’è il mio consenso, se rifiuto una cura, non ci sono santi che tengano”.
 

Il caso di Eluana era diverso.
“Niente affatto. Eluana aveva espresso le sue volontà in modo inequivocabile, parlando con i suoi amici e i suoi familiari. E stato riconosciuto dai giudici. Il problema non era la volontà di Eluana ma il Paese che non era pronto ad accettare una simile volontà. Ci sono voluti quasi vent’anni”.
 

Evidentemente non era così facile.
“E dire che è tutto così semplice. Andiamo con ordine. Se sono in condizione di intendere e di volere ho tutto il diritto di rifiutare le cure, anche quelle indispensabili per continuare a vivere. Se però, per un incidente o una malattia, non sono più in condizione di intendere e di volere la faccenda si complica: perché non sono nemmeno in grado di dire al medico “no grazie, faccio a meno delle tue terapie perché non voglio vivere per anni attaccato a un sondino”. In questo malaugurato caso esiste un solo modo: non farsi cogliere impreparati. Se, quando sono lucido e cosciente metto nero su bianco i trattamenti a cui non vorrò essere sottoposto e se queste disposizioni le affido a una persona che nomino mio delegato, i medici non potranno far altro che rispettare le mie volontà. Da quando in qua i diritti valgono solo per le persone coscienti? Chi non è più cosciente non ha più diritti? Questo non lo dice Beppino: è stato scritto nella Magna Charta del 1215, quando il re inglese Giovanni Senzaterra istituì il famoso Habeas Corpus stabilendo che ogni uomo era libero e nessuno, nessuno, avrebbe potuto mettere o far mettere mano sulla sua persona. Se questo concetto è brillato novecento anni fa nella mente degli uomini, perché un medico oggi avrebbe il diritto di fare il contrario? Cosa vuol dire, che l’Habeas Corpus finisce appena entro in ospedale?”.
 

Eppure il 21 febbraio torna alla Camera una legge sul testamento biologico che di fatto va nella direzione opposta.
“Lo so, perché il partito della “non morte”, della vita artificiale ad ogni costo è sempre in azione. Eppure c’è una sentenza che pesa come un macigno. È a quella che ho fatto riferimento nello scrivere le mie disposizioni: le ho consegnate il 27 gennaio a un notaio di Lecco”.
 

II suo testamento biologico.
“Certo, io non voglio trovarmi nelle condizioni di Eluana: non voglio quell’inferno, non lo voleva nemmeno lei. Eppure è una possibilità che nessuno di noi può escludere. La medicina rianimativa fa miracoli, ma non sempre. Lo stato vegetativo permanente è un tentativo non riuscito di rianimazione: non sei ancora morto ma non sei più vivo. Ci sono persone a cui va bene rimanere in quel limbo. Ce ne sono altre, come me, che se potessero direbbero subito no grazie. Così ho messo nero su bianco le mie disposizioni e le ho affidate a una persona che conosce le mie convinzioni etiche e culturali”.
 

È l’avvocato Franca Alessio, la stessa che il Tribunale nominò curatrice di Eluana durante la battaglia per l’interruzione dell’alimentazione forzata.
“Io conosco i pericoli legati alla medicina quando si prova a interrompere un fatto naturale come la morte. Li ho visti per diciassette anni, giorno dopo giorno, su mia figlia. Io non voglio finire come lei. Voglio poter dire no grazie a quel tipo di cure”.
 

E se passa la legge?
“Non cambia nulla. C’è una sentenza che parla chiaro e nelle mie disposizioni la cito chiaramente: ci sono voluti 6233 giorni per veder riconosciuto un diritto in cui credo. Io so come difendere i miei diritti: è un lusso che dopo una esperienza durata 19 anni di mi posso permettere”.
 

Non tutti sono come Beppino Englaro però.
“Non è necessario. E questo per merito dei magistrati che hanno fatto un lavoro esemplare. In Italia c’è una sentenza della Corte Costituzionale che parla chiaro: la legge che hanno intenzione di fare va contro la nostra Carta, è contro la Costituzione. Ma c’è un’altra ragione per essere ottimisti. Come diceva Joseph Pulitzer, quello del famoso premio: “Un’opinione pubblica ben informata è la nostra Corte Suprema, perché ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie”. E grazie a quella battaglia e al clamore che si è creato, i cittadini hanno potuto toccare con mano il problema. Non possono più dire “non sapevo”. Su questi temi l’Italia è cambiata e sta cambiando. Sono cambiate le coscienze e gli atteggiamenti. È inutile girarci intorno: c’è un prima Eluana e un dopo Eluana. Io ricevo tantissime telefonate da persone che mi chiedono come fare, che vogliono sapere. E che mi ringraziano per quello che ho fatto per loro, per tutti. È una soddisfazione enorme. I sondaggi dicono che la maggioranza dei cittadini è a favore del testamento biologico, quello vero, non quello fasullo della legge che vogliono fare. E che dire quelli che continuano a depositare le loro disposizioni ai registri dei comuni, delle province, delle regioni? Non facciamoci intristire da quello che vediamo e sentiamo. L’Italia è cambiata”.

(“L’Unità”, 10 febbraio 2011)

10 Comments

  1. Alessandro Canelli ha detto:

    Caro Bianco, il tuo clericalismo è impeccabile, solo che il tuo Vaticano sta alla redazione della Repubblica….

  2. Alessandro Canelli ha detto:

    http://www.zadigweb.it/amis/schede.asp?id=6&idsch=31

    “Il capo della mia cancelleria Bouhler ed il dr. Brandt sono, sotto la propria responsabilità, incaricati di estendere a determinati medici la facoltà di autorizzare che, ai malati da considerare secondo ogni giudizio umano inguaribili, possa essere garantita morte pietosa dopo giudizio critico sullo stato della malattia”.

    Adolf Hitler

    A sostituire le sterilizzazioni arriverà nel 1939 il progetto di eutanasia dei disabili denominato ‘Aktion T4’, dall’indirizzo di Berlino dove aveva sede l’Ufficio principale del Programma, Tiergartenstrasse, n° 4. Oltre che dalle solite motivazioni razziali, esso era ispirato anche ad una razionalità economicistica, dal risparmio che sarebbe derivato allo Stato nel non dover più mantenere migliaia di “vite indegne”.

    L’operazione servirà per mettere a punto delle tecniche di sterminio “efficaci” all’interno dei 6 centri principali in cui su paralitici, soggetti deformi, bambini microcefali o idrocefali, pazzi, malati terminali vennero sperimentati i primi prototipi di camere a gas.

    Lo sterminio sarà sospeso il 24 agosto 1941. Tra le principali ragioni che indussero Hitler ad interrompere, almeno ufficialmente, il Programma T4, vi furono senz’altro le proteste di molti rappresentanti della Chiesa tedesca, guidati dal Vescovo di Münster Clemens Von Galen. Ma lo sterminio dei malati di mente e degli handicappati continuerà fino alla fine della guerra: nei campi di concentramento, dove verranno immediatamente indirizzati alle “docce” una volta arrivati, nelle cliniche tedesche, dove ci si accanirà soprattutto su bambini che verranno trattati con iniezioni letali o semplicemente fatti morire di fame, nelle istituzioni psichiatriche dei territori occupati dai tedeschi ad est, dove avverranno fucilazioni sommarie di tutti i pazienti internati, si continuerà a fare strage dei disabili. Almeno 300.000 persone, classificate come “vite indegne”, persero la vita tra il 1939 ed il 1945.

  3. Giovanni Bianco ha detto:

    Caro Canelli, come sempre esageri e ti poni davvero da clericale preconciliare (peraltro il ricordare lo Stato razzista hitleriano e la sua politica genocida, che fa tuttora inorridire tutti noi, mi sembra fuori luogo).
    “La Repubblica” è solo un luogo di confronto dialettico e niente di più, se poi vuoi ravvisarvi qualcosa di più è una tua libera e forse arbitraria valutazione.
    Due domande: perchè non guardare con rispetto ed apertura mentale alla posizione sofferente e rispettabile di Beppino Englaro?
    In secondo luogo: come mai tanti cattolici, anche praticanti, ritengono che questa posizione sia ragionevole e che, dunque, anche il Vaticano potrebbe, almeno parzialmente, ascoltarla?

  4. Carlo Riviello ha detto:

    la “posizione” di Beppino Englaro…”il Vaticano” potrebbe…”almeno parzialmente”…ascoltarla…

    insuperabile Bianco.

  5. Giovanni Bianco ha detto:

    Chissà che gli insuperabili non siano altri…Tuttavia la posizione di Englaro non è così inascoltata nel mondo cattolico e ricordo, tra i molti ed autorevoli interventi, quelli del Card.Martini e dei vescovi emeriti di Foggia e di Ivrea.Ripeto, ci si interroghi sul “caso Englaro” senza arroccamenti pregiudiziali.

  6. Alessandro Canelli ha detto:

    Arroccamenti pregiudiziali che nè Englaro, ne Repubblica hanno mai dato segno di abbandonare, del resto.
    Dici bene Bianco, nella Chiesa ci sono diversità di opinioni, a Repubblica no.
    A quando una bella citazione di Odifreddi sul Cortile dei Gentili?

  7. Alessandro Canelli ha detto:

    Strano che, però, questi prelati che citi, caro Bianco, siano tutti vecchi e più o meno malati, ma ben lungi da fare testamenti biologici. Chissà in cosa condividono Englaro?
    Vediamo, poi, caro Bianco se riconosci gli argomenti triti ed indiscutibili dei libertari englariani ben prefigurati in questa lettera:

    http://www.zadigweb.it/amis/testim.asp?idtes=27&idsch=32

    Ai parenti dei pazienti eliminati all’interno dell’Azione T4 veniva inviata una lettera standard per comunicare loro “l’improvviso decesso”, generalmente attribuito a collassi cardiaci, polmoniti, ictus. Una volta prelevati i malati dalle cliniche e dagli ospedali, e avviati all’eutanasia, si provvedeva ad informare la famiglia della morte, chiedendo informazioni sul cimitero al quale inviare l’urna con le ceneri, raccolte del tutto casualmente tra quelle accumulate, dopo decine di “trattamenti”, dai crematori allestiti all’interno dei centri di eutanasia. Eccone un esempio.

    Lettera di condoglianze

    Alla Sig.ra Gerda Rittner
    Flinkstrasse 16
    Köthen

    Dessau, 23 Gennaio 1941

    Gentilissima Signora,
    siamo molto spiacenti di doverLe comunicare che Sua figlia, trasferita il giorno 19 Novembre 1939 in questo Istituto per decisione del Commissario alla Salute del Reich, è deceduta improvvisamente il giorno 18 Gennaio per un arresto cardiaco. Considerando la gravità della malattia da cui essa era affetta, la vita per la defunta non era che una sofferenza, per cui la sua morte deve essere considerata una liberazione. Essendovi in questo periodo pericolo di epidemie all’interno dell’Istituto, le autorità di polizia hanno ordinato l’immediata cremazione della salma. La preghiamo di comunicarci a quale cimitero inviare l’urna con le ceneri. Per qualsiasi informazione La preghiamo di scriverci, dato che le visite sono momentaneamente proibite dalla polizia per ragioni sanitarie.

    Il Direttore dell’Istituto

    (Archiv Gedenkstätte für Opfer der NS-Euthanasie Bernburg, traduzione di Alessandro Berlini)

  8. Giovanni Bianco ha detto:

    Purtroppo esageri, Canelli, e non poco e mostri i tuoi tratti fortemente preconciliari. Confondi “La Repubblica” con una setta monolitica, ma su questa testata scrivono più voci, anche cattoliche, vi scrisse Scoppola e lo stesso Card.Martini. Diciamo, dunque, che essa, come tutte le voci di dissenso, da fastidio. Anzichè prendertela con i giornali servili verso il berlusconismo attacchi l’opposizione ed un giornale di essa, anzichè condannare le commistioni e le cointeressenze tra potere politico e gerarchie finisci con lo schierarti contro le opinioni di quel cattolicesimo democratico che vuole far prevalere l’autonomia della coscienza sul conformismo ed il dogmatismo. Aggiungo che trovo piuttosto grave l’affermazione su prelati del calibro di Mons.Bettazzi.

  9. Alessandro Canelli ha detto:

    Grave il fatto che Bettazzi non abbia fatto testamento biologico? O che sia verso i 90? In questo secondo caso prenditela con l’anagrafe. Per il resto mi pare sia abbastanza lucido e pimpante che se non ha fatto testamento biologico una ragione deve avercela.
    Se preconciliare è non condividere la linea editorial-profetico-libertaria di Repubblica, beh…
    Se poi per essere contro Berlusconi devo essere d’accordo con tutto quello che dice Repubblica, mi sa che ci siamo persi.
    Preferisco l’uomo nuovo di San Paolo a quello di Scalfari e Rodotà.

  10. Giovanni Bianco ha detto:

    Non mi pare che i sostenitori delle tesi di Englaro siano soltanto gli intellettuali che ruotano intorno a “La Repubblica”. Infatti, ho volutamente citato uomini di Chiesa di alto profilo e con forte tensione profetica (ai quali potrei aggiungere Padre Zanotelli, Don Gallo e diversi altri), i quali sanno bene cos’è stato il nazismo con i suoi orrori.
    “Preconciliare”, inoltre, significa soprattutto avere un’atteggiamento clericale e chiuso, pregiudiziale, di condanna, ultraconservatore nei confronti del “mondo” e dei “segni dei tempi”.
    Quanto poi all’alternativa tra l’uomo nuovo di San Paolo e quello di Scalfari, mi sembra una provocazione ed una battuta al contempo e come tale la colgo passandoci sopra.

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