Rosarno un anno dopo


di Giovanni Bianco

E’ trascorso un anno dai fatti di Rosarno. Quegli eventi così gravi e turbolenti, che posero in evidenza il totale e conosciuto dominio della ‘ndrangheta sul territorio della locride e della piana di Gioia Tauro, le inumane condizioni di vita degli extracomunitari, nuovi paria ammassati in un quartiere-ghetto periferico, ai margini della società, costretti a lavorare senza tutela e dirittti, sfruttati; il clima di paura dei cittadini intervistati, che mai pronunciavano la parola “‘ndrangheta” e fortemente imbarazzati cercavano di sottrarsi alle telecamere.

La protesta e gli scontri sono stati ricordati con una manifestazione, si è riparlato di “diritti”. Tuttavia da allora poco è mutato, l’ambiente è il medesimo, le condizioni lavorative dei nuovi paria, alcuni dei quali si contentano di cibarsi di sole arance pur di sopravvivere, sono le stesse; così come gli affari della criminalità organizzata continuano a prosperare ed il pubblico potere riesce ad incidere  in modo inadeguato.

Dopo un anno restano  il ricordo e la memoria, la rabbia per l’accondiscendenza passiva verso contesti di violenza, illegalità e privilegi, però il cambiamento auspicato stenta ad affermarsi tra molteplici ostacoli. La buona volontà non basta se la legalità e la cultura della democrazia non riescono ad imporsi, se enti locali e governo centrale non sanno far prevalere pratiche di governo ed amministrative trasparenti ed effettivamente riformiste, se il sistema politico è inerme ed inerte.

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