Referendum: la democrazia? Un optional..


La cosa veramente preoccupante della vicenda referendaria Fiat è che essa svela la cultura anti democratica di certa sinistra, sia essa sociale che politica.

Il SI ha vinto, ma una cultura vecchia e legata al peggio della sinistra del secolo scorso, considera una vittoria la sconfitta subita.

Questa cultura perde e invita Marchionne a riflettere. Siamo al teatrino dell’assurdo.

Vendola la definisce una vittoria amara per Marchionne (senza citare Cisl e Uil…) ed una sconfitta dolce per la Fiom.

Bersani afferma che bisogna rispettare il voto dei lavoratori, ma al contempo a volte sembra la fotocopia (o brutta copia) di Vendola.

Gli impiegati della Fiat considerati come razza aliena nell’universo del mondo del lavoro (anche senza il loro voto avrebbe vinto il Si).

In qesto spaccato del Paese, sono visibili e concentrati tutti i mali di una sinistra, tutt’altro che riformista, bensì fortemente legata a schemi culturali ormai obsoleti e privi di incidenza reale sui processi sociali, economici e politici.

Una sinistra condannata da sé stessa ad essere minoranza,  anche nel caso di scomparsa per via naturale o giudiziaria del Presidente del Consiglio. Una sinistra incapace di proporre un’alternativa credibile ad un Governo debole politicamente, ma forte perchè senza reali concorrenti, senza un’opposizione capace di diventare alternativa credibile.

Un’opposizione adusa alla demonizzazione dell’avversario, alla logica dello scontro, al ponziopilatismo.

Un PD, che riesce a prendere 3 posizioni sulla vicenda Fiat: una parte per il SI, una per il NO e da buoni ponziopilato (sepolcri imbiancati…), restano in attesa del responso del referendum.

Due che si dimettono, altri che escono dal comitato centrale del PD, altri che si allineano sulle posizioni dalemiane, pur affermando che non li condividono pienamente…

Fortanatamente ha vinto la responsabilità, valore ormai in disuso, e con la responsabilità ha vinto il diritto a lavorare.

Ha vinto il senso di responsabilità che porterà un miliardo di investimento produttivo, ha vinto chi vuole che in Italia tornino investimenti produttivi e non speculazioni finanziarie.

Hanno vinto quei sindacati, quei lavoratori, impiegati ed operai, che hanno capito che senza lavoro non ci sono diritti, ma solo disoccupazione, ammortizzatori sociali e precarietà.

Hanno perso le menzogne, la violenza verbale, populista ed ideologica, di chi pur rappresentando solo se stesso (i Di Liberto di turno…) ieri sera pontificavano srotolando la loro cultura di morte dai teleschermi.

Ha perso certa cultura radical-chic di certa sinistra da salotto, ascara e conservatrice, a tutela degli interessi editoriali e giornastici personali.

Ha perso certa cultura falsa e mistificatrice, che a corrente alternata (secondo le convenienze del momento..) difende o condanna ora lo Statuto dei Lavoratori, ora l’accordo del ’93.

E’ la cultura del “tanto peggio tanto meglio”, è la cultura che – senza dichiararlo – spera nella povertà diffusa, perchè secondo loro, solo dalla povertà può nascere la “rivoluzione”….

Ma a partire da questa vittoria dei SI, è possibile ricostruire una cultura e un tessuto relazionale profondamente diverso nel mondo del lavoro e dei lavori.

Alcune cose però devono essere chiare, sopratutto al legislatore:

1) la Cisl per ciò che riguarda rappresentanza e rappresentatività, riparte dal documento unitario con CGIL e UIL, del maggio 2008. Lì vi è l’equilibrio fondamentale da rispettare tra concezioni diverse sulle decisioni contrattuali, tra il primato dell’associazionismo e della democrazia rappresentativa e delegata e quello dell’affidamento di un ruolo determinante alla democrazia diretta, assembleare, di mandato e all’insieme dei lavoratori iscritti e non iscritti.
Il pluralismo sindacale, autentico patrimonio della realtà italiana, non può essere superato e
annullato da un intervento legislativo che imponga l’una o l’altra delle concezioni ricordate,
che, oltretutto, renderebbe precario (ulteriori interventi legislativi/referendari) ogni assetto e
lederebbe la “sussidiarietà” fondamento della autonomia sindacale.

2) nessuna ingerenza del legislatore nella regolamentazione delle relazioni industriali.

3) il legislatore, una volta raggiunta l’intesa tra le OO.SS., intervenga con una legislazione di sostegno, non invasiva.

4) nella relazione all’Esecutivo Nazionale della Cisl, di due giorni fa, Bonanni si è così espresso:

“In particolare voglio dire a Veltroni, che sostiene progetto e accordi, teniamoci lontani dalla
presunzione di riscrivere le tavole della legge perché il problema è posto dalla FIOM che non
risponde al principio di maggioranza e alla sua confederazione. La vicenda FIAT non ha
provocato nessuna divisione, perché essa c’era già e da tempo. Mentre convengo che i modelli
di relazioni industriali tedesco e americano vanno presi in toto e quindi l’ulteriore passo deve
essere lo sviluppo dell’insieme degli strumenti della democrazia economica.”

3 Comments

  1. simonetta schiena ha detto:

    Ritengo il risultato di oggi UNA GRANDR LEZIONE di democrazia: primo, perchè ha partecipato circa il 97% dei lavoratori; secondo, perchè il “si” ha vinto di stretta misura quindinon ha stravinto, quindi il signor marchionne deve fare i conti, da oggi, con quel circa 505 di lavoratori che non è riuscito a ricattare e che gli staranno col fiato sul collo, insieme a quell’altro 50% che ha DOVUTO cedere al ricatto per dolorosa necessità. Ritengo che sia un buon segnale che opossa mettere finalmente un freno all’arroganza del potere di oggi assai peggio di quella dei padroni di ieri che almeno rischiavano in proprio. I segnali per una ripresa e reazione della classe lavoratrice ci sono tutti….speriamo che avanzino e rivoltino la situazione e la poltrona di chi ci sta comodamente seduto.

  2. Giovanni Bianco ha detto:

    Caro Pietro, non condivido più d’un aspetto della tua appassionata analisi e ti invito a valutare con più serenità le posizioni della Fiom e le dichiarazioni di Bersani, che ha soltanto affermato la necessità del rispetto del voto dei lavoratori.

  3. Pietro Giordano ha detto:

    Giovanni,
    se scrivi ciò che non condividi, cercherò di spiegarlo….
    Bersani ha affermato SOLO la necessità del rispetto del voto dei lavoratori…e ci mancava affermasse il contrario…sta proprio qui il punto…
    Ponzio Pilato fece lo stesso….a differenza di Veltroni, Bersani non ha appoggiato né il progetto né gli accordi…
    Adesso sta pensando di intervenire a sostegno della Fiom, modificando lo Statuto dei Lavoratori, che fino ad ieri per Fiom e CGIL era la Bibbia e che oggi, visto che toglie rappresentanza (non rappresentatività…) a chi non firma gli accordi, va modificato.

    La modifica la devono fare le parti sociali e non il Governo o lo Stato. Modifiche contro i sindacati che hanno vinto due referendum (non uno…) sono inaccettabili.
    Ribadisco applichiamo l’accordo unitario su rappresentanza e rappresentatività del maggio 2008, mai voluto applicare dalla Fiom (come d’altra parte la stessa Fiom non ha mai sottoscritto gli accordi del ’92 e del ’93 sulle RSU, pur difendendoli adesso….dopo quasi ventanni…)aggiungendo la questione della partecipazione e la democrazia economica, sul modello renano.
    Solo dopo il legislatore potrà intervenire con legislazione di sostegno, ripercorrendo quanto si fece a suo tempo con lo Statuto dei Lavoratori, legge a sostegno degli accordi interconfederali del tempo.
    Infine dov’è finita la storia della pistola puntata alla nuca dei lavoratori? Se ancora si afferma questa falsità si afferma che il 47% dei lavoratori sono eroi e il restante 53% dei vigliacchi.

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