Ordinariati provvidenziali


21/01/2011

Ciò che gli «ex-anglicani» ci dicono
Aldo Maria Valli
Per imbattersi in qualcuno che parla con gioia e gratitudine della Chiesa cattolica bisogna andare da loro. È un insegnamento per noi che spesso, diamo per scontata la nostra appartenenza

È curioso, ma forse anche provvidenziale. Per imbattersi in qualcuno che parla con gioia e gratitudine della Chiesa cattolica bisogna andare dagli anglicani! Da quelli, per la precisione, che hanno chiesto di tornare alla piena comunione con il papa. È proprio un senso di gioia e di gratitudine quello che si respira sfogliando le pagine di The Portal, la rivista, appena nata, dell’ordinariato istituito dalla Congregazione per la dottrina della fede per gli anglicani dell’Inghilterra e del Galles che vogliono tornare al cattolicesimo. Guidata dal reverendo Keith Newton, un prete sposato, la struttura canonica dell’ordinariato personale nasce dalle norme contenute nella costituzione apostolica Anglicanorum coetibus di Benedetto XVI, che ha permesso tra l’altro di procedere con l’ordinazione sacerdotale cattolica dello stesso Newton e di Andrew Burnham e John Broadhurst.

Sulla copertina di The Portal campeggia una foto di Benedetto XVI sorridente e a braccia spalancate, simbolo dell’atteggiamento di accoglienza verso gli anglicani desiderosi di tornare alla comunione con Roma senza tuttavia rinunciare ad alcune peculiarità del loro patrimonio spirituale.

Nell’editoriale del primo numero della rivista Arnold Herron spiega qual è il vero motivo che sta spingendo molti anglicani a chiedere di tornare nella braccia della Chiesa cattolica. Sì, c’è la questione del sacerdozio femminile e delle donne vescovo, c’è il problema dei sacerdoti omosessuali, delle preghiere prima e dopo un aborto o per l’eutanasia, e ci sono tanti altri aspetti dell’anglicanesimo che non possono essere accettati, in coscienza, da chi crede nel Dio cristiano. Ma, alla fine, la ragione del ritorno è molto più semplice: se tu ti senti cattolico e credi nella fede cattolica, perché non essere a pieno titolo un membro della Chiesa cattolica?

È un insegnamento per noi cattolici latini che molto spesso, forse, diamo per scontata la nostra appartenenza o magari la viviamo con disagio e come un limite.

Nella rivista si legge che dire “goodbye” a una famiglia non è mai facile. Si lasciano tanti amici e tanti affetti, si chiude una pagina. Ma tutti sono incoraggiati a guardare avanti e non indietro, come fece san Pietro abbandonando la sua vecchia vita e seguendo Gesù.

Sulla rivista, insieme ai volti sorridenti del papa e dei reverendi Newton, Burnham e Broadhurst c’è anche la nota immagine del cardinale John Henry Newman, il grande convertito dall’anglicanesimo al cattolicesimo, l’uomo che mise al centro della sua riflessione il problema della coscienza. Anche lui, nell’immagine, ha un volto sereno, nonostante le incomprensioni e le sofferenze causate dalla sua scelta. Il motto di Newman era Cor ad cor loquitur, il cuore parla al cuore, e l’impressione che si ricava dalla lettura della rivista The Portal è proprio quello di una riflessione che nasce dal cuore. Le questioni dottrinali, disciplinari e canoniche sono importanti, ma assolutamente secondarie rispetto a ciò che il cuore comunica: questo desiderio di unità attorno a Pietro.

Quando Benedetto XVI dichiarò Newman beato, nel settembre scorso a Bimingham, volle mettere in luce la portata del suo insegnamento umano e pastorale. Newman fu un grande intellettuale e scrittore, certamente, ma l’ispirazione che ne motivò l’impegno nacque su un altro piano. Tornare al cuore è forse la lezione che ci arriva dai fratelli anglicani.

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