Marco Paolini: eugenetica storica e attuale


Il testo che pubblichiamo qui sotto è stato scritto per “L’espresso” da Marco Paolini che sarà protagonista la sera del 26 gennaio a La7 di una serata evento dedicata alla Giornata della Memoria.

Tra il 1939 e il 1945 nel territorio del Reich furono ammazzati centinaia di migliaia di cittadini tedeschi, persone disabili e malati di mente. Le prime vittime del nazismo furono loro: prima degli ebrei, prima degli zingari, prima degli omosessuali. Prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un miscuglio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, mai dette apertamente però sapientemente indotte: forse anche per questo, ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti. Uccisi da medici o per ordine di medici, da persone impiegate in luoghi che dovevano curare. Oggi ne sappiamo molto di più di quel che successe durante il nazismo. Sappiamo i metodi usati per uccidere, sappiamo i colpevoli, sappiamo i grandi numeri. Se si vuole si possono anche trovare informazioni sul diametro dei tubi dove passava il gas, sul tipo di raccordi usati per unire tra loro i tubi. Però la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente è stata tenuta nascosta fino a pochi anni fa. Persone che non hanno avuto parola e che per molto tempo non hanno avuto nemmeno considerazione: perché erano “meno”. È la storia di uno sterminio di massa, conosciuto come T4, dove T4 sta per Tiergatenstrasse 4, l’indirizzo dell’ufficio di Berlino che governava una macchina di medici, infermieri, psichiatri, impiegati che nella Germania nazista hanno soppresso 300 mila (almeno) “vite indegne di essere vissute”. Perché? Forse perché rallentavano la marcia del Terzo Reich.

Cominciarono a morire per primi, prima dei lager, e continuarono a morire per ultimi, fino a dopo la fine della guerra. La medicina, i medici, sono tra i protagonisti della storia che racconto: ma medici, psichiatri, tedeschi e italiani sono coloro che a partire dagli anni Ottanta hanno fatto emergere i fatti e permesso a questa storia di emergere, storia tedesca ma che ha riguardato anche l’Italia, storia di ieri ma che fa pensare a oggi, storia con poche storie, difficile da narrare, difficile da ascoltare.

Hitler prende il potere in Germania nel ’33, e in 12 anni succede tutto, ma questa storia comincia prima, perché i dottori dell’eugenetica hanno cominciato il loro lavoro prima, alla fine della “Belle époque”. Forse non c’è mai stata altra epoca in cui gli scienziati sono stati così gran sacerdoti della vita delle persone. Perché le città si illuminano di luce delle lampade a gas, girano le automobili, la medicina fa passi da gigante. L’idea di difesa della razza non è un parto della sola filosofia tedesca: tutti discutono sulle teorie dell’ereditarietà e sull’evoluzione delle specie. il primo paese al mondo che applica la neonata “scienza” eugenetica è l’America! Tra la fine dell’Ottocento e il 1924 tutta una serie di Stati americani adotta leggi sulla sterilizzazione obbligatoria. In quel momento gli Stati Uniti sono il paese più avanzato nella frontiera della dura lotta per avere figli belli, sani e forti. E in Europa un politico che sta muovendo i primi passi se ne accorge: Adolf Hitler. Nel 1920 in Germania viene pubblicato un piccolo libro “Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens” (il permesso di annientare vite indegne di vita). Lo scrivono un medico e un giudice. Vite indegne di essere vissute: ma quel libro non era l’unico in circolazione; c’era un pensiero che alzava la voce e arrivava da lontano, da oltre oceano, da oltre l’inizio del Novecento. Nella terra dei poeti e dei musicisti, quel pensiero diventa eliminazione; altrove, in altre civilissime nazioni, prima che lì cominciasse e per molti anni dopo che lì tutto fu finito, si manifestò con la sterilizzazione forzata di centinaia di migliaia di persone. Quasi sempre di donne.

Autorevoli uomini di scienza parlano di prove certe dell’ereditarietà delle malattie mentali e propongono di eliminare un milione di psicopatici. Il pregiudizio diventa legittimo perché la scienza lo avvalora. Difficile opporsi. Il tempo stimato perché le sterilizzazioni producano il loro effetto è troppo lungo. Il problema razziale aveva la massima priorità: l’attività assistenziale a favore dei soggetti deboli doveva cessare per lasciare spazio alla tutela della salute della popolazione sana. E nel 1939 si cambia. Ciò che per gli inglesi era “to eradicate illness”, sradicare la malattia, per i tedeschi diventa “ausmerzen”: sopprimere i deboli. E come lo si fa? Con una organizzazione, l’inganno e il consenso. Si comincia coinvolgendo le persone di fiducia, i medici di famiglia, convincendoli che esiste la possibilità di curare le persone affette da disabilità, anche gravi, e proponendogli di intervenire presso le famiglie affinché si affidino alla sperimentazione di queste nuove cure sui loro figli.

Alla base ci sono i medici a cui arriva una comunicazione, al vertice la volontà del Führer di fare “ausmerzen”. In mezzo ci vuole qualcosa, una macchina: si chiama T4, una macchina leggera in grado di applicare su larga scala una eutanasia di Stato a tutta una serie di parassiti. L’inganno: nessuna persona è stata soppressa senza che accanto all’eutanasia ci fosse la firma del genitore. Una volta avuta la firma arrivava quasi sempre in breve tempo una lettera che informava che il congiunto, in base al progetto di pianificazione economica e alle misure di sgombro veniva trasferito in un altro ricovero secondo la direttiva del Commissario di Difesa del Reich. E da questo alla morte il passaggio era brevissimo. E la macchina si mette in movimento, con una particolare attenzione per i bambini. Al loro arrivo vengono spogliati, visitati, lavati… muoiono col gas, ma muoiono anche coi farmaci. Chiamano tutto questo “trattamento”. Sono molte le parole usate per chiamare qualcosa senza dirlo, neanche a se stessi. Tutto veniva riciclato, dai vestiti ai denti d’oro, come poi nei campi di sterminio. Ma io sono giunto alla conclusione che molto spesso la cosa più preziosa non era in ciò che indossavano, ma in qualcosa che avevano dentro. Mai la scienza medica ha avuto a disposizione per la sperimentazione cervelli umani, parti anatomiche, come quelle che mettevano a disposizione le pratiche di eutanasia fornendo corpi caldi.

Nel primo ventennio del secolo scorso la medicina tedesca era all’avanguardia nel mondo soprattutto per lo studio nelle scienze neurologiche. I cervelli freschi e i corpi sezionati per le tavole di anatomia, i corpi dei pazienti con patologie che non erano mai state osservate su corpi vivi o appena morti, sono fondamentali per studiare sindromi o malattie sconosciute. I loro scopritori conoscevano l’origine della materia sulla quale esercitavano le loro ricerche e in molti casi identificavano tra tanti il caso per loro scientificamente utile… Siamo grati a chi ha fatto il vaccino per la tubercolosi, ma a chi ha fatto da cavia credo dovremmo qualcosa. Come è possibile che tanti uomini di scienza abbiano visto da vicino quello che stava accadendo senza che tanta scienza intaccasse una coscienza? Ci sono medici che hanno esercitato il proprio dissenso senza essere perseguitati, ma sono pochi. Gli altri andarono, come funzionari obbligati a obbedire. Improvvisamente nell’agosto del 1941 Hitler cambia idea e T4 finisce. Ufficialmente… in due anni ammazzano 70 mila persone: 5 mila bambini e il resto adulti, uomini e donne, disabili e malati di mente.

Ufficialmente finisce T4, in realtà no. Perché ormai l’eutanasia di Stato è incorporata, solo che non serve più prelevare i bambini dalle famiglie. Orfanotrofi e manicomi sono pieni. Non c’è più bisogno del gas, ma nei manicomi continuano a morire, contribuendo alla “mission” di ridurre il costo economico di queste persone parassite rispetto al prodotto interno lordo di un paese impegnato in conflitti esterni.E ne moriranno tre volte tanti. Il processo su T4 si aprì a margine del processo di Norimberga, Alice Ricciardi Von Platen fu uno dei periti incaricati dall’Ordine dei medici di accertare, ricostruire, documentare. Fece questo lavoro e cercò di pubblicare, ma dopo la guerra nessuno, nemmeno l’Ordine dei medici aveva voglia di ficcare il dito nella piaga. Solo nel 1993 il suo “Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente” (Le lettere) viene letto e diffuso come un bestseller. Questa storia non esce quasi mai quando si fanno le Giornate della memoria, perché l’altra è più grande. Questa resta minore, quasi storia non degna di essere narrata. Gli psichiatri hanno avuto il merito di aver rotto il silenzio su questa storia mettendosi in discussione. Anche i medici dovrebbero farlo, anche gli scienziati dovrebbero farlo, anche ognuno di noi dovrebbe almeno conoscerla.

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