Una buona novella a irregolari di Sandro Rotili, monaco di Camaldoli


“Vi annuncio una grande gioia: oggi vi è nato il Salvatore”. Siamo noi oggi i pastori ai quali è annunciata la gioia per la nascita di Gesù; noi avvolti di luce: “la gloria del Signore li avvolse di luce”

   Ma perché il primo annuncio ai pastori e non ai sacerdoti nella cornice solenne e sacrale del tempio? Non ai pii farisei, osservanti e irreprensibili?  I pastori erano forse i più buoni, i più meritevoli? Si dice: “erano poveri”. Certo, almeno quelli che vegliavano di notte erano poveri, ma soprattutto erano irregolari. Si irregolari, fuori dalle regole. Dato anche il loro mestiere, non frequentavano la sinagoga, non praticavano le tante norme di purità; ritenuti inaffidabili non erano ammessi a testimoniare in giudizio. E proprio loro gli irregolari, gli inaffidabili sono prescelti per primi a ricevere la buona notizia dell’annuncio della nascita del Figlio di Dio, i primi ad essere avvolti dall’abbraccio della luce di Dio. Gli inabili a testimoniare sono i primi testimoni: “Riferirono ciò che del bambino  era stato detto loro”: Ci sorprende questo agire di Dio? Certo, è troppo diverso dal nostro, dal nostro anche come chiesa, che spesso pone la legge prima e al di sopra della misericordia. Cari amici, come vorrei che in questa nostra piccola chiesa e nella grande chiesa ci fosse attenzione per tutti, posto per tutti, nessuno escluso, perché nella profondità dell’anima aspiriamo tutti ad essere avvolti di luce, a ricevere un annuncio di gioia.

   I pastori, disprezzati, sono meravigliati di questa insolita attenzione, sentendosi presi in considerazione perfino dagli angeli, sono commossi e forse proprio per questo credono alla promessa: “Troverete un bambino”, e vanno e s’incoraggiano l’un l’altro: “Andiamo fino a Betlemme” Non sono i divieti, le esclusioni che muovono il cuore, che incoraggiano a mettersi in cammino, a cercare, a trovare. Cari amici quanto vorrei che ci sentissimo tutti considerati, apprezzati e quindi messi in cammino e non spiritualmente, ideologicamente degli arrivati, “seduti” nelle certezze acquisite, nelle sicurezze che può darci il sistema anche quello della nostra chiesa. Cercatori sempre, sempre ricomincianti, incoraggiandoci e accompagnandoci con affabilità.

   “Andarono e trovarono un bambino”. Un bambino non giudica, non minaccia, non condanna, non fa paura. E’ una promessa di futuro che vive perché amato. “Amato e trovarono” Quel bambino, il figlio di Dio, era già venuto, venuto prima, per primo, a trovarci nella notte della nostra umanità. Ogni bambino è un fiore che nasce da una relazione. Gesù è il fiore sbocciato dalla relazione tra Dio e l’umanità: Dio nell’umanità, l’umanità di Dio. “Gloria a Dio, pace in terra” (attenti non gli uomini di buona volontà – che possono essere dei privilegiati  – ,ma agli uomini che Dio ama, amati gratuitamente da Dio e quindi tutti, anche chi non lo merita). “Gloria a Dio, pace in terra”, cielo e terra s’incontrano. La gloria di Dio è la pace nella terra e la pace nella terra è la gloria di Dio. Niente altro dà gloria a Dio quanto la pace, il volersi bene, la relazione tra noi. In principio sta la relazione, Dio è la trinità, relazione di diversi. Il Dio relazione si fa presente, s’incarna, nasce in ogni relazione d’amore. E’ meglio sempre e comunque amare ed essere amati o vivere l’aridità del cuore, l’amarezza della solitudine? Cari amici, come sono belle le belle relazioni! Ma quanto fragili! Sono come un bambino che ha bisogno d’infinite attenzioni. E quanto sono difficili! Condizionati come siamo da una società che qualcuno ha definito dello specchio infranto: nei suoi minuscoli frammenti, il singolo, rimira e contempla se stesso e non vede gli altri; vede la propria identità, ma separata o contrapposta a quella degli altri. Ecco il messaggio del presepe: ognuno un suono unico, differente, ma in relazione con gli altri.  Ecco l’armonia, l’armonia delle differenze.

 Buon Natale a tutti, al mondo! Buon Natale a voi che in questa nostra comunità fate l’esperienza dell’incoraggiamento reciproco. Buon Natale a voi che vi affacciate alla soglia di questa piccola chiesa o della grande chiesa e non ricevete un invito convincente ad entrare. Buon Natale a voi affaticati dalle pesantezze della vita, voi che nel Natale avvertite più struggente la mancanza di un volto che ora vi può corrispondere solo nel ricordo e nella fede! Buon Natale a voi che vivete situazioni irregolari dopo le ferite di amori finiti o lacerati, Dio guarda il cuore e ha rivolto il primo annuncio ai pastori. Buon Natale, perché Dio è con noi, non ci lascia soli; e noi non lasciamoci soli nel cammino della vita e della fede.