Risposta a Giorgio sulla attualità del neoguelfismo


… scusate, ma non trovo il file con le questioni aveva posto sul neoguelfismo (e su Ruini).

Dunque ….

Le questioni principali mi sembrano due.

  1. Sturzo e De Gasperi appartengono alla storia del neoguelfismo?
  2. Il neoguelfismo è in grado di fornire ancora orientamenti apprezzabili e di avere un futuro?

(A me pare che la risposta alla seconda domanda in gran parte dipende dalla risposta che diamo alla prima.)

Alla domanda 1 credo si possa rispondere affermativamente, o almeno questa è la risposta che dà Pietro Scoppola, e che – per quanto può valere – a me sembra convincente. «Dalle speranze neoguelfe ai programmi conciliatoristi di fine ‘800, all’intransigenza protestataria della prima Democrazia Cristiana, dal clerico-moderatismo al Partito popolare e alla rinascita della, negli anni a noi più vicini, vi è una fondamentale continuità, …» ( Dal neoguelfismo alla Democrazia cristiana, Studium, Roma 1963, p.6).

Come noto (e dai tempi di Dante), tra le tradizioni politiche quella del guelfismo (e non solo quella del neoguelfismo) brilla per varietà interna e per capacità evolutive. Questo non impedisce a Scoppola di formulare il giudizio appena ricordato, o a Traniello di formularne su questo punto uno analogo.

Anche su questa base, dunque, alla domanda numero 2 si può dare una risposta positiva.

Per un verso, infatti, il neoguelfismo ha prodotto il superamento della estraneità dei cattolici  alla vicenda politica nazionale e ha prodotto per tempo (sin da Rosmini e Sturzo!) la individuazione e la critica radicale dello statalismo ed un incontro non occasionale con il pensiero costituzionalista anglosassone. Queste acquisizioni sono ancora attuali e ricche di potenziali positive conseguenze.

Per altro verso, è importante osservare come sia possibile cogliere importanti elementi interni ad uno dei nuclei di significato che nel neoguelfismo potrebbero apparire più datati: l’idea di nazione cattolica.

i) Già in Gioberti, l’idea di nazione cattolica non serve a motivare un vincolo di coercizione dei singoli italiani alla appartenenza religiosa, né della Chiesa ad una speciale identificazione con questo solo Paese. ‘Nazione cattolica’ significa che la trama istituzionale del paese, nel senso più vasto del termine, può assumere alcune forme, ma non altre. Per questa via, ad esempio, si arriva alla opzione federalista.

ii) Se guardiamo al concetto di nazione cattolica dal punto di vista della libertà religiosa, come pensata nella Dignitatis humanae o come vissuta nella esperienza britannica o statunitense (o nella stessa Costituzione italiana!), troviamo che la libertà religiosa non solo non esclude, ma anzi richiede una matrice socioculturale cristiana (come il mercato, la democrazia, la libertà di ricerca, la monogamia, ecc.). Il punto, semmai, è che quella matrice è frutto di una presenza e di una egemonia che non può essere garantita per legge, ma solo storicamente costruita e ricostruita, e ciò significa anche politicamente riconosciuta, protetta e serve perseguita. Qualcosa per cui, se serve, battersi con ragioni. Credo che quanto detto da Ornaghi e ripreso da Ruini, e cioè che i cattolici italiani (non tutti gli italiani!) per essere italiani debbano innanzitutto essere cattolici, vada precisamente in questa direzione. Il main stream del cattolicesimo italiano consente ai cattolici italiani di essere italiani in modo pieno ed utile alla costruzione della città Italia come società aperta (non a caso a matrice cristiana). In questo caso, l’esperienza britannica di libertà religiosa è per noi importante ed istruttiva quanto quella statunitense.

iii) Il neoguelfismo, anzi ciascuna singola sub corrente neoguelfa, è ben preparata ad essere ed a battersi come “parte”, dentro il cattolicesimo (nel confronto con intransigenti, cristiano sociali o clerico-moderati, senza mai minacciare scomuniche) e dentro il paese. Dunque – altro elemento di grande interesse per il presente ed il futuro – non vi è nel neoguelfismo alcuna contraddizione tra identificarsi come parte per mezzo di un programma (condivisibile anche da non cattolici e non necessariamente da tutti i cattolici) e includere tra gli orientamenti di questo programma il riferimento alla nozione di ‘nazione cattolica’.

Postilla interrogativa.

Perché Ruini sarebbe conservatore?

Mi sai indicare qualche voce meno conservatrice di Ruini nell’attuale dibattito?

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