Orfini scambia i Cattolici Democratici con i Cattocomunisti.


L’articolo di Orfini, responsabile culturale del PD, pubblicato oggi su l’Unità, rappresenta lo spaccato di un Partito confuso e proiettato nel passato, anzichè nel futuro.
Il nostro si chiede: “Dobbiamo rinunciare a quella miracolosa quadratura del cerchio che in Europa ha tenuto insieme diritti, opportunità e sviluppo, e considerare inevitabile l’aumento delle diseguaglianze, il trionfo di un individualismo egocentrico e disperato, la crescita dell’emarginazione e della miseria, con il conseguente aumento della violenza e del senso d’insicurezza, nel generale imbarbarimento dei rapporti sociali e civili che molti raccontano come frutto ineluttabile della modernità?”
Se lo chiede senza rendersi conto che quanto descrive è già presente, drammaticamente, qui e da tempo ed è la prova provata del fallimento di quella quadratura del cerchio da lui stesso citata.
Una quadratura del cerchio che si è basata per decenni su di una pressione fiscale elevata che pompava denaro verso lo Stato, il quale a sua volta copriva (sussidi, casse per il Mezzogiorno, ecc.), come una foglia di fico, con tale denaro, le disuguaglianze e le miserie.
Orfini sembra un automobilista che guida in autostrada guardando lo specchietto retrovisore e facendo così si sbatte….
Ma ciò che impressiona nel leggere l’articolo è l’assoluta assenza di proposte concrete, vi sono solo un susseguirsi di slogans triti e ritriti, che vanno bene per ogni stagione.
Entriamo però nel merito delle sfide che Orfini cita, ma a cui non dà alcuna soluzione e non ne potrà mai dare fino a quando la sua mente sarà offuscata dalla vecchia cultura statalista.
La questione Fiat è figlia del passaggio epocale che stiamo attraversando e che da decenni la cultura di derivazione marxista non riesce a cogliere.
Il Referendum dell’84, l’accordo…anzi gli Accordi del ’92
e del ’93, il Patto di Natale, sono solo alcune tappe della miopia che da decenni attraversa tale cultura.
I problemi non riguardano i valori che hanno unito, i costituenti prima e le diverse culture nel PD poi, bensì il modello di società, di economia e di Stato che le due culture – quella di matrice cattolico-democratica e quella di matrice marxiana – hanno; problemi che di conseguenza riguardano anche gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di crescita e sviluppo sostenibile.
La demonizzazione del Capitale e fuori dal tempo e dalla storia e non parlo solo del capitale dei piccoli e medi imprenditori (alternativamente blandito e rifiutato), ma anche del grande capitale produttivo, che realizza impianti e lavoro.
Il primo diritto è il diritto al lavoro, senza investimento non esiste il posto di lavoro e non esistono i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Troppo spesso, la Fiom, la CGIL, e parte del PD ha confuso i diritti con le tutele ed altrettanto soventemente ha tutelato gli pseudo-diritti di pochi, a discapito dei diritti di molti.
Tutelare oggi i diritti delle “avanguardie operaie” delle grandi fabbriche, significa calpestare i diritti di milioni di lavoratori e lavoratrici, non tutelati dallo Statuto dei Lavoratori, in quanto operano in aziende (la stragrande maggioranza..) al di sotto dei 16 dipendenti e che hanno la disgrazia di vivere nelle aree meno sviluppate del nostro Paese e del nostro pianeta.
In questo quadro che senso ha continuare con un Contratto Nazionale anacronistico come l’ultimo firmato dalla Fiom, che equipara il meccanico della Fiat al lavoratore dell’officina meccanica sotto casa, magari quando la casa è su uno dei territori meno sviluppati del Paese?
Non vi è cosa peggiore che applicare regole uguali per disuguali….è la maggiore ingiustizia che si possa fare.
Così come non è più immaginabile, difendere vecchi diritti in un mondo globalizzato nel quale lo sviluppo si realizza attraendo capitali per investimento. In nome di quei vecchi diritti non si può continuare a rifiutare capitali che realizzano lavoro e quindi avanzamento sociale e personale.
Il PD cominci a dire invece che il Contratto Nazionale di Lavoro deve tutelare le condizioni minime sia normative che salariali e che la contrattazione decentrata, sia essa territoriale che aziendale, deve cogliere tutte le opportunità di avanzamento e di sviluppo dell’occupazione, oltre che salariale, ma basato quest’ultimo sui livelli di produttività. Piaccia o non piaccia il nostro benessere ormai si basa sulla qualità dei prodotti e dei servizi e sulla produttività delle aziende e dei lavoratori.
Un sindacato responsabile, rinuncia a parte dei diritti, se ciò comporta la creazione di posti di lavoro.
Ma dietro la scusa dei diritti, si nasconde ben altro a mio avviso. Si nasconde la vecchia cultura marxista dell’unità della classe operaia.
Già, negli anni ’60 quando la Cisl lanciò la sfida della contrattazione aziendale, la CGIL si schierò contro, sempre in nome dell’unità della classe operaia. Se avesse vinto quella cultura conservatrice (come l’attuale…) non ci sarebbero stati nè le rappresentanze sindacali aziendali, né lo Statuto dei lavoratori, che come al solito la Cgil, con grande ritardo, adesso difende.
Quella stessa cultura che considerava il salario come variabile indipendente e che si schierò contro il referendum per l’abolizione della scala mobile nell’84.
Quella stessa cultura che fece i picchetti davanti alla Fiat, in nome dello scontro di classe, e che produsse la marcia dei 40mila. La stessa cultura che non firmò il primo accordo di concertazione del ’92 e quando il suo massimo dirigente firmò quello del ’93, fu costretto a dimettersi.
La cultura che considera Ichino un Boia e Bonanni un venduto. Una cultura, vecchia, miope, pericolosa per se e per gli altri.
Una cultura Statalista che rifiuta la Sussidiarietà, che considera la solidarietà un valore che va esercitato dagli altri, Stato o volontariato che sia, non certo dalle supertutelate avanguardie operaie.
I valori del mondo cattolico ed in particolare del cattolicesimo democratico, non sono quelli dei cattocomunisti.
Sussidiarietà, Responsabilità e Partecipazione, ci guidano e dovrebbero cominciare a guidare anche il PD.
Sussidiarietà significa cominciare a pensare che livelli così alti di pressione fiscale non li regge nessuno, neanche un ipotetico futuro governo di centro-sinistra e che quindi è necessario sviluppare ed incrementare forme sussidiarie di tutela, di welfare, di formazione e sanitarie, realizzate dai corpi intermedi della società. Gli esempi concreti sono sotto gli occhi di tutti, ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Mi riferisco al mondo della bilateralità che ha realizzato e realizza attraverso il versamento dello 0,30%, tratto dalla busta paga, formazione continua per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici; quello stesso 0,30 che quando veniva fatto confluire nelle casse delle regioni, produceva sprechi e corsi per sartine.
Bilateralità che ha realizzato fondi integrativi sanitari (quello dei lavoratori del commercio e del turismo, tutela più di un milione di lavoratori), capaci di coprire un ampio spettro di cure mediche non coperte dal servizio sanitario pubblico.
Sono solo alcuni esempi di sussidiarietà, sotto il controllo dello Stato, ma non gestiti dallo Stato.
Responsabilità, altro valore che va concretizzato.
Capacità di assumersi le responsabilità di dirigente e di dirigenza (la stessa parola lo dice…) e di firmare accordi per il bene di molti e non per i diritti di pochi. Quei molti che poi vanno a votare il Referendum e che per il 62% approvano quelle firme. Ma le avanguardie operaie e di partito, invocano la democrazia a convenienza….e considerano sempre il popolo, come non ancora formato per comprendere e percorrere – senza di loro – la strada verso il Sol dell’Avvenire.
Partecipazione. I cattolici non hanno mai demonizzato il Capitale, i cattocomunisti si. Per quanto ci riguarda, il Capitale va controllato ma attraverso la partecipazione, secondo il modello tedesco (non a caso la Germania è la Nazione più florida in questo periodo di crisi..). Si, partecipazione ai consigli di amministrazione, agli obiettivi di produttività e di investimento, ecc. Ma per certa cultura, vade retro satana…contaminarsi? Sporcarsi le Mani? Mai! Ma intanto i cassa integrati e gli operai in mobilità crescono, come crescono i disoccupati e gli inoccupati, sopratutto nelle fasce giovanili del nostro Paese. In questo quadro ed in questa cultura chi dovrebbe creare occupazione e tutele? Ma che stupido, non ci avevo pensato…ma lo Stato! Da dove prende le risorse lo Stato per far ciò? Ma dalle buste paga dei lavoratori….ma che grande idea…. Ma al contempo ci si lamenta della pressione fiscale sulle buste paga.
Continuiamo così che Silvio sarà Premier per altri vent’anni.
Riformismo non conservatorismo.
Auguri di buon anno…..

P.S.: per partecipazione non intendo certo quella del mondo delle Coop, che ormai non ha più i valori di solidarietà e di paartecipazione che lo fondarono, ma è equiparabile perfettamente al mondo delle aziende capitalistiche. Bisogna invece puntare su un modello partecipativo che sposti parte delle risorse verso lo sviluppo sociale sia dell’Impresa che della persona e delle famiglie, solo la partecipazione potrà realizzarlo.

27 Comments

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    Si ripropone quel grande scarto di visioni economiche che aveva (non solo a me) su questo blog fatto segnalare per un verso il documento di alcuni giovani esponenti della segretaria Pd (tutti di estrazione post-comunista anti-Terza Via) e per altro il documento preparatorio dell’ultima Settimana sociale dei cattolici.
    Pietro Giordano replica sul versante dell’eredità del sindacalismo di matrice cattolico-democratica che, anche dal punto di vista storico, è, al di là delle questioni contingenti, inseparabile dal modello contrattualistico americano. La Cisl segnò infatti una rottura proprio a partire da quello col tradizionale insegnamento sociale pre-Vaticano II fermo a suggestioni corporative pre-capitalistiche e anticipò in questo il Concilio e il Magistero successivo. Se si vuole parlare di altre voci cattoliche (che esistono e fanno parte oggi del background che sta dietro Nichi Vendola) per legittimare posizioni anti-mercato non si può tirare in ballo il cattolicesimo democratico.
    A questo punto, però, aggiungo un’ulteriore osservazione politica generale a quanto detto da Giordano: con le sue affermazioni Orfini finisce, anche in congiunzione a quelle critiche cattoliche per così dire vendoliane, senza dirlo, per sostenere che hanno ragione Vendola e la Fiom e che ha torto, oltre a una larga maggioranza del Pd, anche il segretario Bersani. E’ il dispositivo conseguente a quelle motivazioni. Non ci si può fermare a metà.

  2. Elisabetta Caredda ha detto:

    Sii tu stesso il cambiamento che vuoi nel mondo! L’articolo di Orfini direi rispecchia un pensiero che puntualizza il desiderio di voler vedere un’evolversi di una civiltà che io non ho conosciuto ma che spero un domani possano conoscere i …miei eventuali figli e generazioni future!!!
    La critica di Giordano rappresenta un pensiero di una “generazione ancestrale”, quella del “Padrone e sudditi”, e probabilmente ha avuto anche difficoltà nel captare che i diritti non sono sempre una cosa divisa o diversa dalla tutela dei lavoratori. Il pensiero di Orfini non è astratto, è quel cambiamento che noi giovani sentiamo, che vorremo fosse e che siamo consci che si possano in tal senso fare dei passi soltanto con l’ascolto della politica, dei nostri interlocutori.
    Giordano tira in ballo degli argomenti che lo legano alla storia forse dei suoi tempi, che possono aver avuto ripercussione sui nostri giorni ma non vogliamo che i suoi anni andati, ritornino ad essere i nostri. Ed eccoci qui a combattere perché il nostro sistema non retroceda ulteriormente ma affronti le necessità contemporanee.
    Da quello che traspare a parer mio dalla critica, Giordano è uno che guarda alle relazioni industriali pensando al profitto e produzione dell’azienda, sembra che siamo noi a non voler capire quello che chiede il mercato. Aggiungiamoci pure che se l’uomo diventasse come una volta merce di scambio, non è un problema. E’a dir poco vergognoso!! Mi chiedo se ci si è dimenticati delle battaglie dove in tanti han perso la vita per ottenere il riconoscimento di una forma di tutela e di diritti.
    Che il Partito avesse al suo interno delle divisioni, bè, non so se Giordano l’abbia notato ad oggi con il contratto di Mirafiori per evidenziare che nel Partito Democratico, sulla base delle esperienze di vita di ciascuno di noi, vi sono delle linee filosofiche diverse. Non vedo qual confusione possa nascere da uno scambio reciproco d’opinioni e dalla ricchezza di competenze diverse che uniscono le divergenze d’idee insiste negli elettori che probabilmente oggi ci votano!
    Mi spiace non conosco Pietro Giordano ma in questo articolo, per ciò che mi ha trasmesso, ha toppato a pieno titolo!!!
    Ultimo, riguardo al Segretario… Bersani ha espresso una grande verità “Gli investimenti sono assolutamente prioritari, l’utilizzazione piena degli impianti è assolutamente prioritaria, però c’è una terza cosa che ha un effetto di sistema: le relazioni sindacali e la partecipazione dei lavoratori. Credo che non sia possibile che una palla di neve diventi una valanga per tutto il nostro sistema senza che nessuno ne parli: le grandi organizzazioni sociali, il Governo ed il Parlamento. Perché qui si parla di sistema.”
    Bersani ha trasmesso preoccupazione di questa tipologia contrattuale, non certo condivisione!

  3. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta Caredda
    Sii tu stesso il cambiamento che vuoi nel mondo! L’articolo di Orfini direi rispecchia un pensiero che puntualizza il desiderio di voler vedere un’evolversi di una civiltà che io non ho conosciuto ma che spero un domani possano conoscere i …miei eventuali figli e generazioni future!!!
    La critica di Giordano rappresenta un pensiero di una “generazione ancestrale”, quella del “Padrone e sudditi”, e probabilmente ha avuto anche difficoltà nel captare che i diritti non sono sempre una cosa divisa o diversa dalla tutela dei lavoratori. Il pensiero di Orfini non è astratto, è quel cambiamento che noi giovani sentiamo, che vorremo fosse e che siamo consci che si possano in tal senso fare dei passi soltanto con l’ascolto della politica, dei nostri interlocutori.
    Giordano tira in ballo degli argomenti che lo legano alla storia forse dei suoi tempi, che possono aver avuto ripercussione sui nostri giorni ma non vogliamo che i suoi anni andati, ritornino ad essere i nostri. Ed eccoci qui a combattere perché il nostro sistema non retroceda ulteriormente ma affronti le necessità contemporanee.
    Da quello che traspare a parer mio dalla critica, Giordano è uno che guarda alle relazioni industriali pensando al profitto e produzione dell’azienda, sembra che siamo noi a non voler capire quello che chiede il mercato. Aggiungiamoci pure che se l’uomo diventasse come una volta merce di scambio, non è un problema. E’a dir poco vergognoso!! Mi chiedo se ci si è dimenticati delle battaglie dove in tanti han perso la vita per ottenere il riconoscimento di una forma di tutela e di diritti.
    Che il Partito avesse al suo interno delle divisioni, bè, non so se Giordano l’abbia notato ad oggi con il contratto di Mirafiori per evidenziare che nel Partito Democratico, sulla base delle esperienze di vita di ciascuno di noi, vi sono delle linee filosofiche diverse. Non vedo qual confusione possa nascere da uno scambio reciproco d’opinioni e dalla ricchezza di competenze diverse che uniscono le divergenze d’idee insiste negli elettori che probabilmente oggi ci votano!
    Mi spiace non conosco Pietro Giordano ma in questo articolo, per ciò che mi ha trasmesso, ha toppato a pieno titolo!!!
    Ultimo, riguardo al Segretario… Bersani ha espresso una grande verità
    Bersani ha trasmesso preoccupazione di questa tipologia contrattuale, non certo condivisione!

  4. Pietro Giordano ha detto:

    Mi scuso per il ritardo con il quale rispondo, ma oggi è capodanno…
    Io ho 30anni di sindacato sulle spalle….e ho cominciato con l’ufficio vertenze dei braccianti, passando poi alla segreteria provinciale degli edili, in Sicilia….per ar…rivare a svolgere il ruolo di segretario generale provinciale, regionale e nazionale dei lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi privati (dalle colf alle guardie giurate).
    Ho promosso i primi scioperi contro i cavalieri dell’apocalisse, Costanzo e Rendo, ai tempi della lotta alla Mafia in Sicilia.
    Sono stato uno dei promotori della Rosa Bianca.
    Prima di ciò ho fatto il meccanico e l’operaio in un caseificio.
    Sono anche stato Segretario del Consiglio Centrale Nazionale durante la Presidenza Fuci di Giorgio Tonini.
    Credo di conoscere un tantino, sia i lavoratori che i ciellini….
    A tal proposito, ricordo ai fucini estensori di post critici, come Massimo D’Antoni, che fu proprio la presidenza Tonini, col mio modesto contributo, a respingere il tentativo di fondere FUCI e CL, da parte di alcuni settori della Chiesa e un Assistente Nazionale fu restituito agli affetti ecclesiali, da quella Presidenza.
    Perciò, lezioni sul movimento operaio e su CL…..credo che non ne possa ricevere da alcuno….
    Ho condotto i negoziati e firmato decine di contratti nazionali, regionali, provinciali e aziendali di lavoro. Ho vissuto in mezzo agli operai, mentre altri stavano comodi dietro la propria scrivania di Professore universitario o di intellettuale del giovedì o della domenica.
    Oggi vivo la realtà del movimento dei consumatori e quotidianamente vivo le emergenze di migliaia di famiglie che non riescono a pagare le bollette della luce o del gas di casa.
    Tranquillizzo lo “psicologo” D’Antoni: non sono mai stato cattocomunista e sono stato sempre radicato negli insegnamenti di Maritain e Mounier. Ma come afferma Stefano, ero e sono uno dei massimi oppositori, prima in FUCI e nella Chiesa ed oggi in Cisl, dell’unità politica dei cattolici.
    All’esegeta (dei miei articoli…) Carredda, ricordo che i suddetti articoli vanno contestualizzati ed in quel caso non era in discussione qualche pausa, ma l’intero contratto nazionale di lavoro….
    Alla mia esegeta comunico che tra qualche minuto il suo post sarà postato sul Landino e mi sembra strano che non è stato possibile farlo, visto che i commenti sono liberi.
    Ciò che mi colpisce nel dibattito qui sviluppatosi è il fatto che non vi è un solo argomento che nel merito inficia le mie tesi.
    Spero che qui, o meglio sul Landino, anzichè esprimere giudizi sommari e privi di fondamento, i critici espongano tesi che inficiano la ricostruzione storica riportato nel mio post, ed in particolare dei ritardi culturali che CGIL, Fiom, PCI, PDS, DS, ecc. hanno dimostrato.
    Dimenticavo CISL e UIL, insieme, rappresentano la maggioranza degli iscritti, maggioranza che – come nel caso di Pomigliano – in democrazia prevale……ma sembra che ormai la democrazia sia un optional……per alcuni settori dell’intellighenzia snob e radical- chic di sinistra….

  5. Pietro Giordano ha detto:

    Ho riportato alcuni post tratti dal sito Face di Stefano.

  6. Pietro Giordano ha detto:

    Riforme Istituzionali (del PD?…..)
    Professore, occuparsi di contrattazione da tanto tempo, evidentemente, è una condizione non sufficiente per calarsi dalla parte di chi, poi, quell’accordo dovrà rispettarlo dalla parte del lavoratore.
    Ripeto. Grandi discussioni sui massimi s…istemi, ma nessuno che entri nel merito del peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita che l’accordo vuole fissare in maniera indelebile riducendo l’agibilità sindacale e, sempre per via contrattuale, il diritto di sciopero.

  7. Pietro Giordano ha detto:

    Piero Giordano
    Riforme Istituzionali, mi sembra che sei proprio tu che non sai neanche di cosa parli…
    Il diritto di sciopero è un diritto dei lavoratori e non delle Organizzazioni sindacali; esse anche se non rappresentate in una qualsiasi azienda posson…o organizzare i dipendenti, se ricevono consenso……e operai disposti a lottare per gli obiettivi indicati dalle stesse…

    In merito all’accordo ecco i punti:
    l’accordo prevede un investimento in joint venture tra Fiat e Chrysler per oltre un miliardo di euro, la produzione a regime di 280mila vetture l’anno di Suv Chrysler E Alfa Romeo, il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi, il lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali, la crescita del reddito annuo individuale di circa 3.700 euro, la possibilità di lavorare il 18esimo turno solo con il pagamento dello straordinario, il mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non andrà a regime, la salvaguardia dei malati reali e un intervento volto a colpire gli assenteisti, la compensazione di oltre 32 euro mensili per l’assorbimento della pausa di 10 minuti, il mantenimento di tutti i diritti individuali oggi esistenti e il loro miglioramento attraverso la prossima stesura di un Contratto Collettivo su molti punti migliorativo del Ccnl Metalmeccanici (scatti di anzianità, paga base, premio di risultato).
    Che scandalo vero?
    Conosco centinaia di migliai di lavoratori disponibili a sottoscrivere accordi del genere, compresi quelli di Pomigliano e Mirafiori….per mantenere il posto di lavoro e uscire dalla disoccupazione o dagli ammortizzatori sociali che riducono il salario a 700-800 euro….

  8. Elisabetta Caredda ha detto:

    Ciao Pietro e Buon Anno Nuovo!!!
    Premetto che a commentare il tuo articolo è una giovane che ha intrarpreso da solo qualche anno l’attivismo in politica; un’interesse nato dopo la laurea con l’ingresso nel mondo del lavoro o… pe…r dirla tutta… della “gavetta”! Non conosco la grande storia dei partiti o dei sindacati ma in diversi ambienti di lavoro, molti degli investimenti in finanziamenti o in posti di lavoro, spesso sono dettati dalla sola politica.
    Oltretutto quando la storia ti si ripropone nei giorni d’oggi comunque evoluti rispetto ai tempi addietro, può non sempre essere un aspetto positivo. Così come vedo il contratto Mirafiori: retrogrado al massimo!!!
    L’articolo che ho ripreso del bimestrale FISASCAT, indipendentemente dal “contesto storico”, rivendica una causa che mi aspetto sia quella di un sindacato. Vi sono principi che non passano di moda ma che indossiamo in tutte le stagioni. Garantire il lavoro è un diritto per un lavoratore, ma garantirlo con dignità è anche una sua tutela. Un buon sindacato, indipendentemente dalle trattative alle quali si debba scendere, deve poter avere quest’obbiettivo.
    Ricorda una cosa, non sono due ore e mezzo in più di lavoro per operaio che aiuteranno la ripresa dell’azienda, nè la sua produttività. Lo sfruttamento nei lavori pesanti è destinato a portare un’affaticamento fisico maggiore, il ritmo non può reggere nel tempo.
    Vedi la Germania, il contratto prevede 35 ore settimanali. Con la crisi la trattativa ha portato ad una diminuizione a 28 delle ore di lavoro per un minor stipendio sino alla ripresa dell’azienda, non certo allo straffare dell’operaio per il beneficio del profitto industriale.
    Sai cos’ha la Volkswagen? I macchinari di ultima generazione, che la Fiat probabilmente si sogna!
    In più con il contratto Mirafiori, la consapevolezza di una restrizione di diritti oggi considerati minimi e per quali i nostri “Padri” han lottato per aprirci la strada, sarà per gli operai non certo uno stimolo a dare di più.
    Sapete benissimo che da questo contratto non saranno gli operai a guadagnarci e non è un “sindacato” quello che può accettare delle trattative così devastanti.
    A proposito di quando dici che “Ho vissuto in mezzo agli operai, mentre altri stavano comodi dietro la propria scrivania di Professore universitario o di intellettuale del giovedì o della domenica”
    Giusto una precisazione… pur essendo un lavoro diverso, anche il lavoro intellettuale porta la sua “fatica”, diversa ma l’ha! Proprio però perchè tu hai fatto l’operaio, mi sarei aspettata una parola diversa, e non che dopo che si passa dietro la scrivania del sindacato si tutelano le relazioni industriali del profitto e della fabbrica. Ma ti può sembrare un esempio di sindacato? Qui non centra nulla la storia, questo è l’anno 2011!!!

    Alla prossima. Saluti!

  9. Elisabetta Caredda ha detto:

    Ciao Pietro e Buon Anno Nuovo!!!
    Premetto che a commentare il tuo articolo è una giovane che ha intrarpreso da solo qualche anno l’attivismo in politica; un’interesse nato dopo la laurea con l’ingresso nel mondo del lavoro o… per dirla tutta… della “gavetta”! Non conosco la grande storia dei partiti o dei sindacati ma in diversi ambienti di lavoro, molti degli investimenti in finanziamenti o in posti di lavoro, spesso sono dettati dalla sola politica.
    Oltretutto quando la storia ti si ripropone nei giorni d’oggi comunque evoluti rispetto ai tempi addietro, può non sempre essere un aspetto positivo. Così come vedo il contratto Mirafiori: retrogrado al massimo!!!
    L’articolo che ho ripreso del bimestrale FISASCAT, indipendentemente dal “contesto storico”, rivendica una causa che mi aspetto sia quella di un sindacato. Vi sono principi che non passano di moda ma che indossiamo in tutte le stagioni. Garantire il lavoro è un diritto per un lavoratore, ma garantirlo con dignità è anche una sua tutela. Un buon sindacato, indipendentemente dalle trattative alle quali si debba scendere, deve poter avere quest’obbiettivo.
    Ricorda una cosa, non sono due ore e mezzo in più di lavoro per operaio che aiuteranno la ripresa dell’azienda, nè la sua produttività. Lo sfruttamento nei lavori pesanti è destinato a portare un’affaticamento fisico maggiore, il ritmo non può reggere nel tempo.
    Vedi la Germania, il contratto prevede 35 ore settimanali. Con la crisi la trattativa ha portato ad una diminuizione a 28 delle ore di lavoro per un minor stipendio sino alla ripresa dell’azienda, non certo allo straffare dell’operaio per il beneficio del profitto industriale.
    Sai cos’ha la Volkswagen? I macchinari di ultima generazione, che la Fiat probabilmente si sogna!
    In più con il contratto Mirafiori, la consapevolezza di una restrizione di diritti oggi considerati minimi e per quali i nostri “Padri” han lottato per aprirci la strada, sarà per gli operai non certo uno stimolo a dare di più.
    Sapete benissimo che da questo contratto non saranno gli operai a guadagnarci e non è un “sindacato” quello che può accettare delle trattative così devastanti.
    A proposito di quando dici che “Ho vissuto in mezzo agli operai, mentre altri stavano comodi dietro la propria scrivania di Professore universitario o di intellettuale del giovedì o della domenica”
    Giusto una precisazione… pur essendo un lavoro diverso, anche il lavoro intellettuale porta la sua “fatica”, diversa ma l’ha! Proprio però perchè tu hai fatto l’operaio, mi sarei aspettata una parola diversa, e non che dopo che si passa dietro la scrivania del sindacato si tutelano le relazioni industriali del profitto e della fabbrica. Ma ti può sembrare un esempio di sindacato? Qui non centra nulla la storia, questo è l’anno 2011!!!
    Alla prossima. Saluti!

  10. Alessandro Canelli ha detto:

    Cara Elisabetta,
    da imprenditore mio malgrado ti vorrei fare notare alcune cose:
    – Prima di valutare (in modo totalmente preconcetto e che ti fa poco onore) il livello degli impianti Volkswagen rispetto a quelli italiani, ti faccio notare che i migliori e più avanzati impianti di produzione Volkswagen sono in Ungheria, come sono in Slovacchia le joint venture tra francesi e Toyota. E in Polonia lo stabilimento Fiat con il più elevato livello di qualità raggiunta. Gli investimenti si fanno dove sono remunerativi, dove la forza lavoro è recettiva, non dove è nata l’impresa in anni più o meno lontani. A proposito Mercedes e BMW hanno stabilimenti USA, in Mississipi e Alabama, non a Detroit: basso costo del lavoro, incentivi governativi, manodopera non sindacalizzata. E ci fanno i mega-SUV e le spider che comprano gli europei modaioli.
    – In Belgio e Germania si sono tagliati l’anno scorso posti nell’auto pari a due volte Termini Imerese e Mirafiori messe assieme. E poi, non ti da da pensare cosa ci facessero delle fabbriche auto in Belgio? Pensi che i soldi dai governi li abbia presi solo Fiat?;
    – I diritti degli operai delle grandi imprese sono privilegi da satrapo se confrontati con quelli delle piccole e medie imprese, e sono spesso ereditati da anni ben diversi rispetto agli attuali. Io lo dico come uno che non ha fatto sindacato ma ha dovuto confrontare il suo stipendio da laureato con quelli dei colleghi impiegati senza diploma in una azienda che usciva dalla gestione EFIM, e non ti nascondo che avrei fatto volentieri a cambio;
    – a 19 anni, la bellezza di 27 anni fa, ho sentito di persona due tra gli ideatori dell’Ulivo, Andreatta e Prodi, parlare della necessità dei giovani di adattarsi ad una vita lavorativa senza certezze (“tanto un% di crescita non lo vedremo più” disse il buon Romano) e perorare la necessità di salari di entrata e di uscita in un – udite udite – comizio elettorale!

    Almeno posso dire che non mi avevano raccontato balle…

  11. simone verde ha detto:

    il dibattito aperto da Orfini è sintomatico del livello di riflessione politica in cui versa l’Italia. Invece di procedere pragmaticamente a un’analisi del mondo del lavoro italiano, sul perché della sua mancanza di competitività, sulla mancanza di un progetto di sviluppo per il Sud e per un’economia sostenibile capace di tenere testa alla globalizzazione e di prevenire o di rendere indolori le delocalizzazioni, si apre una diatriba veterosindacale sul contributo che i cattolici democratici dovrebbero dare alla difesa dei diritti dei lavoratori. Cattolici da una parte, socialdemocratici, o meglio, ex comunisti dall’altra. Mi preme ricordare come nei paesi occidentali, per la maggior parte deindustrializzati, gli investimenti e le prospettive di crescita sono nei servizi e nelle produzioni iperspecializzate. Si tratta di sistemi economici dove, declinando la produzione, è andato declinando anche il concetto di lavoro. La mistica della fatica catartica che produce progresso del popolo non esiste più e si preferisce parlare di occuapazione. Se la politica di Marchionne, che fa solo il suo mestiere, ha assunto così grande centralità, è perché ha messo il dito sulle carenze del nostro sistema: sul fatto che in un Sud dove non ci sono progetti di sviluppo, anche il lavoro che ormai fanno cinesi e indiani nei loro rispettivi paesi per quattro soldi, è una manna dal cielo. in tutto questo, dov’è la politica? Dove sono i finanziamenti in ricerca, gli stimoli per la riconversione industriale verso filiere competitive? Basti un’immagine da metafora: Napoli, dove la risolutiva raccolta differenziata non si può fare poiché, industriali del nord e criminalità del sud, non vogliono rinunciare al finanziamento statale per il metodo più arretrato di smaltimento possibile: l’incenerimento. Nel frattempo noi discutiamo sulla socialdemcorazia, sui soviet e sulle colpe dei cattolici democratici.

  12. Pietro Giordano ha detto:

    Cara Elisabetta, l’accordo di Mirafiori – come ho tentato di illustrare – è proprio la difesa del primo diritto inalienabile: il lavoro.
    Le regole della contrattazione hanno una stella polare: lo scambio.
    Alla Fiat si è fatto uno scambio: lav…oro per qualche tutela, non diritto, in meno. Tutele non certo indispensabili e certamente senza violazione dello Statuto dei Lavoratori. Se così fosse la Fiom avrebbe già denunciato Marchionne per attività antisindacale, cosa che non ha fatto perchè sa che non ci sono le condizioni. Nessuno demonizza il lavoro intellettuale, men che meno io che da decenni faticosamente ed indegnamente cerco di realizzarlo nei miei ruoli. Ma forse uno dei problemi dell’attuale gota culturale e politico di sinistra è quello di aver perso il rapporto con la realtà del mondo del lavoro.
    Che alla tua età esprimi forte idealità, mi sembra più che nonrmale e ti invito a continuare a farlo, mi preoccupa chi ha la mia età, che sembra non essere cresciuto…..
    In quanto alla Germania, da tempo le 35 ore settimanali sono state abolite, e gli operai della Volksvaghen si sono autoridotti il salario e aumentato le ore di lavoro per rilanciare la produttività. Grazie a ciò sono usciti prima di noi dal tunnel.
    Brava, questo è il 2011, non il ‘900. Questo è il secolo dell’innovazione tecnologica, della ricerca, della formazione e della competizione globale. Non servono torri burnee nelle quali rinchiudersi ricordandosi quanto eravamo belli e quanto eravamo bravi negli anni ’60. Questo è il momento degli investimenti produttivi, proprio per acquistare, anche, quei macchinari che citi e che serviranno a rendere competitiva la Fiat. Ma ho come l’impressione che settori della politica e del sindacalismo,velatamente, preferiscono ripercorrere, in forma moderna, il luddismo.
    Questo è il momento della produttività, non dell’assenteismo, che nelle aziende ha prodotti danni enormi, non solo all’imprenditore, ma sopratutto ai lavoratori, quelli veri…..
    Scusa, ma io sono uno di quei padri (un piccolo padre) che ha lottato per conquistare quei diritti che citi, e conosco anche le storture che alcuni di essi hanno prodotto. Quelle stesse storture che spingono sempre di più operai ed impiegati verso la Lega e verso il PdL.

  13. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta Caredda
    ‎@Pietro: Dissento profondamente dalla concezione che “l’accordo di Mirafiori è proprio la difesa del primo diritto inalienabile: il lavoro.” Che “Alla Fiat si è fatto uno scambio: lavoro per qualche tutela, non diritto, in meno.”
    Ti vorrei …mettere a far scorrere campioni di DNA su di un gel d’agarosio, contenente bromuro di etidio (reagente altamente tossico, cancerogeno e mutageno) senza sosta per 10 e mezzo. Voglio vedere come ti diverti, anche se non è un lavoro da metalmeccanico! E’ lo scambio del prezzo per avere un lavoro che il tuo sindacato tratta con l’azienda Pietro, no? L’importante è portare un pezzo di pane a casa per 30 anni anzicchè per 70. Non so… vedi tu!
    Riguardo la Germania… veramente l’intervista che ho letto casualmente di Helmut Lense risale a fine Ottobre del 2010, quindi non ti stò parlando di tempi andati.
    Non sono assolutamente daccordo con te ed anzi trovo il tuo modo di pensare puramente distante in questo momento dai valori del lavoro e di un sindacato. Valori che avevi però, perchè li ho letti e come ho già detto, ci sono principi umani che non perdono mai di significato e non sono mai contenuti soltanto in determinati contesti, ma sono alla base della convivenza di un popolo sovrano di se stesso. Saluti!

  14. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta, se ti riferisci a questa intervista ( http://www.raffaelecozzolino.it/2010/10/30/metalmeccanici/ ) Lense dice tutt’altro…cioè quello che ho affermato io su salario ed orari:
    “Domanda. Herr Lense, con la recessione bisogna rinun…ciare alle conquiste sindacali per difendere i posti di lavoro, come nel caso Fiat?
    Risposta. Nel caso Fiat preferisco non entrare. Anche in Germania siamo dovuti scendere a patti durante le crisi del settore automobilistico, accettando forme di flessibilità temporaneamente svantaggiose per i lavoratori.
    D. Quanto svantaggiose?
    R. Da una parte si è scelto di diminuire la produzione, riducendo proporzionalmente anche gli orari di lavoro e le retribuzioni mensili. I dipendenti interessati dal cosiddetto Kurzarbeit (lavoro corto), misura adottata per evitare licenziamenti, potevano richiedere la compensazione dello stipendio con un assegno di disoccupazione. In altri casi si è accettato di venire incontro ai gruppi industriali congelando gli aumenti e i bonus, in cambio del prolungamento dei contratti di di lavoro.”.
    Il lavoro corto in Italia si chiama Contratto di Solidarietà e la parte che non si lavora viene indennizzata dall’Inps.
    Anche i contratti di solidarietà, quando furono proposti dalla Cisl, per far rimanere i lavoratori in Azienda, anche se ad orario ridotto, furono avversati dalla CGIL….sempre in nome dell’unità della classe operaia….oggi fortunatamente, la CGIL lo riconosce come un ottimo ammortizzatore sociale….

  15. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta Caredda
    Si ma io non l’ho presa dal sito da te indicato e comincia in modo un tantino diverso…

    29/10/10 I metalmeccanici tedeschi, come salvare i posti di lavoro nelle aziende in Germania

    La parola a Lense, leader dei metalmeccanici tedeschi.

    «L’unione è il nostro più grande punto di forza. In Germania non siamo politicamente divisi in sindacati diversi, talvolta in conflitto o in concorrenza tra loro. Siamo un movimento. E facendo muro compatto, tutti insieme, abbiamo salvato migliaia di posti di lavoro».

    Prima di accettare l’intervista con Lettera43.it, i rappresentanti di Ig Metall, il potente sindacato dei metalmeccanici tedeschi, sono stati chiari: «Parliamo dei nostri accordi stretti con i grandi gruppi automobilistici, ma senza esprimerci sul caso Fiat, completamente diverso dai negoziati con la Volkswagen. E neanche sulle vostre divisioni interne. Sulle quali, abbiate comprensione, non vogliamo esporci pubblicamente».

    Fatta questa premessa, ogni riferimento a fatti o persone nel corso del colloquio con Helmut Lense, per 15 anni presidente del consiglio di fabbrica dello stabilimento centrale Mercedes-Benz di Stoccarda e dal 1998 al 2009 membro del consiglio di sorveglianza del colosso automobilistico in rappresentanza dei lavoratori, sarà puramente casuale.

    Certo è che, ad ascoltarlo, fischiano le orecchie. «Negli anni abbiamo dovuto stringere i denti», ha raccontato il leader sindacale, che dal gennaio 2010 coordina a Ginevra il settore auto della Federazione internazionale dei metalmeccanici (Imf), 25 milioni di dipendenti nel mondo, «anche trovando compromessi con i datori di lavoro. Ma solo a breve termine. Sin dall’apertura delle trattative era chiaro che, superata l’emergenza, sarebbero stati “restaurati” i parametri del contratto nazionale del lavoro».

    Domanda. Herr Lense, con la recessione bisogna rinunciare alle conquiste sindacali per difendere i posti di lavoro, come nel caso Fiat?
    Risposta. Nel caso Fiat preferisco non entrare. Anche in Germania siamo dovuti scendere a patti durante le crisi del settore automobilistico, accettando forme di flessibilità temporaneamente svantaggiose per i lavoratori.

    D. Quanto svantaggiose?

    R. Da una parte si è scelto di diminuire la produzione, riducendo proporzionalmente anche gli orari di lavoro e le retribuzioni mensili. I dipendenti interessati dal cosiddetto Kurzarbeit (lavoro corto), misura adottata per evitare licenziamenti, potevano richiedere la compensazione dello stipendio con un assegno di disoccupazione. In altri casi si è accettato di venire incontro ai gruppi industriali congelando gli aumenti e i bonus, in cambio del prolungamento dei contratti di di lavoro.

    D. Non è un grimaldello usato dalle aziende per scardinare i contratti nazionali?

    R. Non nel nostro caso. La crisi non è stata una scusa. Per quanto ci riguarda, ogni trattativa è stata aperta a patto che, superato il periodo negativo grazie a sacrifici comuni, tornassero in vigore le condizioni fissate dai contratti nazionali. Ogni deviazione dalla norma è stata una misura provvisoria e duramente negoziata.

    D. Adesso Ig Metall sta contrattando per un aumento degli stipendi dei dipendenti Volkswagen.

    R. Certo, la trattativa fa parte della normale negoziazione del tariffario Volkswagen. Una scadenza in calendario che non ha nulla a che fare con i bracci di ferro che si sono avuti tra sindacati e imprese, durante la pesante congiuntura.

    D. La crisi economica è ormai alle spalle?

    R. In molti settori, incluso quello automobilistico, sì. Possiamo tirare un sospiro di sollievo e riprendere la routine. Le aziende minori, soprattutto nelle zone meno produttive, stanno ancora accusando i colpi. Ma la tendenza, come confermano i dati sulla disoccupazione in Germania, mai così bassa dal 1992, è di generale recupero. Il clima è nuovamente ottimista.

    D. La pax sociale tedesca è stata possibile anche grazie al meccanismo di cogestione che vede sindacato e industria seduti nello stesso consiglio. L’ha detto anche Epifani, che voi avreste cacciato Marchionne.

    R. Guardi, tra capitale e sindacato, pur in condizione di parità numerica, vince sempre il primo. Non creda che sia così facile venire a patti. Chiaro che il nostro margine di contrattazione è più ampio rispetto agli altri Paesi europei. Possiamo, per esempio, arginare iniziative aziendali discutibili. Parlare di modello per l’Europa mi sembra però da arroganti. Direi addirittura che, in alcuni casi, il potere della nostra cogestione è stato sopravvalutato.

    D. Però in Germania voi le lotte le vincete.
    R. La nostra grande forza sta, prima di tutto, nell’unità. Siamo un sindacato unico, non dobbiamo accordarci tra associazioni appartenenti a correnti politiche diverse, che talvolta entrano in concorrenza e in competizione tra loro. Per questo, più che per la cogestione, abbiamo vinto molte battaglie sociali.

    D. Tanto da far desistere le società dal delocalizzare nei Paesi dell’Est. Eppure il costo del lavoro in Germania è molto più alto.

    R. Gli stipendi non sono tutto per le aziende. Il nodo delle retribuzioni non è l’aspetto centrale per le scelte degli industriali, almeno non negli stabilimenti tedeschi che hanno una produttività molto elevata. Il personale è efficiente e altamente qualificato, i macchinari sono di ultima generazione. Delocalizzare è un gioco che non vale la candela.

    D. Gli operai tedeschi guadagnano più degli italiani. Secondo i dati dell’Ig Metall, la busta paga di un addetto alla catena di montaggio della Volkswagen è di 2.750 euro lordi al mese, 18 euro l’ora. Ma non è un peso per il gruppo.

    R. Con l’intesa del febbraio 2010 la casa automobilistica di Wolfsburg ha concordato di mantenere 95 mila posti di lavoro. In cambio ci siamo impegnati pro tempore a fare uno sforzo collettivo. Superata la crisi, la produttività sta tornando alta. Come ho detto, è questo l’aspetto decisivo che frena molti piani di delocalizzazione.

  16. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta Caredda
    Ti ricordo anche:

    18/02/2010 Germania, raggiunto accordo contratto metalmeccanici

    Il sindacato dei metalmeccanici tedesco, Ig Metall, ha raggiunto oggi un accordo con la confederazione di settore per il rinnovo del contratto di lavoro. Per il… momento, l’accordo riguarda solo il Nord Reno-Westfalia (ovest), ma verra’ esteso adesso anche alle altre 15 regioni tedesche e interessera’ cosi’ un totale di circa 3,4 milioni di lavoratori in Germania. In particolare, il nuovo contratto – che scade a marzo del 2012 – prevede un aumento del 2,7% in busta paga a partire dall’aprile del 2011, oltre a un pagamento una tantum di 320 euro. Le aziende si sono impegnate inoltre a garantire l’occupazione attraverso la possibilita’ di ridurre la settimana lavorativa dalle attuali 35 ore a 28 ore, con una conseguente riduzione degli stipendi dei lavoratori che dovessero essere colpiti da queste misure.

  17. Pietro Giordano ha detto:

    Elisabetta Caredda Mi viene spontaneo pensare… per un’azienda come la Fiat proporresti un contratto di solidarietà oggi? Dev’essere messa molto male se così fosse! Cosa mi dici delle morti bianche alla Fiat e la garanzia con questo contratto Mirafiori per i lavoratori?

  18. Pietro Giordano ha detto:

    Caro D’agostino,
    si vede che per anni hai votato PCI….io mai….
    Moralismo e giudizi sommari, fanno parte della tua cultura, non della mia….
    Infine, non avete capito nulla….leggete Scalfari oggi sulla Repubblica….vi illuminerà: il vero… padrone di Marchionne sono i sindacati americani….
    Ecco come si è ridotta la cultura di sinistra (?) ed il giornalismo di oggi. Scalfari è l’altra faccia del giornalismo di destra: Libero e Giornale.

    Elisabetta, guarda che orari a 35 ed a 28 ore con riduzione di salario esistono anche in Italia, si chiamano part-time, quelli tanto demonizzati un tempo dalla CGIL, introdotti da un governo di centro-sinistra, unitamente al lavoro interinale, gli stage, ecc…per favorire la flessibilità in un mondo che non ha più la catena di montaggio delle fabbriche fordiste….

  19. Pietro Giordano ha detto:

    @Piero: In Germania 35 ore alla settimana sono un full-time. 28 ore sono una riduzione, ma non un part-time!! 11 ore per 4 giorni lavorativi sono 44 ore!!
    @Pietro: Grazie al part-time a tempo indeterminato una mia amica, figlia di un operaio in pensione, ha potuto studiare a Cagliari mantenendosi con tanti sacrifici da sola, oggi segue la specializzazione.
    @Piero: Io ho letto che i sindacati tedeschi dell’ex Germania Est hanno chiesto la riduzione da 38 ore lavorative a 35 ore nel 2003, così com’era nell’ Ovest. Un accordo di un fulltime che hanno raggiunto soltanto nel 2009. Considerando ch…e gli operai metalmeccanici tedeschi oggi guadagnano più di quelli italiani.

    Per gli orari… pensavo alle 10 ore più l’eventualità di richiesta da parte dell’azienda dello straordinario. 10 ore a parer mio non servono, forse è anche controproducente. Ti faccio un es. banalissimo.

    Hai presente l’impasto per fare la pasta? Fatto a mano ci vuole tempo, e per di più ne puoi fare sino ad un kilo e mezzo – due se hai abbastanza forza nelle braccia.
    Oggi fortunatamente ci si può aiutare con l’impastatrice. Di conseguenza hai la possibilità di produrre di più ed in meno ore di lavoro.

    Ragionando… secondo te proporre alla Fiat un aiuto sull’investimento per l’acquisto di impianti più innovativi, atti a realizzare una produzione maggiore ed in tempi più rapidi di quelli che due ore di lavoro in più ad operaio, sia anche specializzato, comunque non ti danno e non ti potranno mai dare, non sarebbe stato meglio?
    Mi viene in mente peraltro che dopo il primo, passi il secondo giorno, al terzo giorno un’operaio farà in modo di razionalizzare in 10 ore il suo lavoro che svolgeva in 8 ore. Non potrebbe essere altrmenti nel momento in cui insorge una stanchezza fisica se la mansione che ricopre è pesante; ed immagino che lo sia.

    I turni pensati sono massacranti, credo al momento sia difficle percepire la questione ma dipendentemente dagli orari la qualità della vita in un contesto familiare te la cambia…

  20. Pietro Giordano ha detto:

    Piero Giordano
    Elisabetta….non conosci forse la differenza tra l’orario legale e quello contrattuale…. I sindacati tedeschi ottennero le 35 ore riducendo il salario….cosa che hanno ripetuto con le 28….
    Alla Fiat i turni non saranno di 11 ore, ma d…i 8 ore o dieci ore con la pausa retribuita di un’ora…e per 4 giorni di lavoro. Leggi l’accordo. Almeno tu non ti fidare di tutto ciò che leggi sui mass media o su internet….

    http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Economia/2010/12/Testo-Mirafiori.pdf?uuid=fd146908-11de-11e0-bb17-eed11533ec48

  21. Pietro Giordano ha detto:

    Piero Giordano
    Chi farà sciopero sarà licenziato ?

    FALSO.

    Lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito e l’accordo è preciso: i sindacati firmatari s’impegnano a non dichiarare sciopero nello straordinario obbligatorio. In caso contrario (perché
    …possono comunque dichiarare sciopero) i sindacati, e solo i sindacati, sono multati sui versamenti delle quote tessere e sui permessi sindacali.

    ***

    L’azienda può farti lavorare anche 10 ore al giorno più una di straordinario ?

    FALSO.

    C’è un “menù” di orari che l’azienda può comandare a seconda di come va il mercato e comunque rispettando un preavviso e una procedura.
    Da questo menù è escluso il turno di 4 giorni da 10 ore. In questo caso deve esserci la richiesta della maggioranza dei lavoratori per sperimentarlo minimo un anno. È sempre vietato lo straordinario
    dopo le 10 ore. Si fa solo nei giorni di riposo.

    ***

    Il salario aumenterà ?

    VERO.

    La busta paga aumenterà per effetto delle maggiorazioni di turno che in Fiat (e nelle nuove società) sono più alte che nel CCNL metalmeccanici.

    Gli scatti d’anzianità maturati e le voci obsolete (circa 10 €/mese) andranno in superminimo individuale non assorbibile con effetto sulle voci indirette.
    La paga base sarà aumentata con il completamento del nuovo contratto collettivo e sarà introdott la nuova categoria 3a ERP.

    ***

    Si combatterà l’abuso di assenteismo ?

    VERO.

    La malattia è tutelata dalla legge e dalla contrattazione.

    Trascorsi 6 mesi di monitoraggio delle sole assenze di malattia (non gli infortuni o altri permessi) si procederà come segue:

    • se l’assenteismo medio rimane sotto il 6% (oggi è il 7,5%) non accade nulla, tutto pagato.

    Altrimenti dopo 2 assenze brevi entro i 5 giorni, prima o dopo giorni di festa/riposo, c’è la verifica nella Commissione assenteismo che può impedire la sanzione del non pagamento del 1° giorno.

    • Successivamente la percentuale dovrà scendere al 4% e, dopo 2 anni, al 3,5%.

    • Da questo conteggio sono escluse tutte le casistiche già oggi previste nel CCNL metalmeccanici.

    NOTA: in provincia di Torino il tasso medio di assenteismo nel comparto metalmeccanico è del 4%.

    Il 44% degli operai di Mirafiori non fa assenze mentre il 18% fa assenze brevi e ripetute.

    ***

    Le pause saranno ridotte di 10 minuti ?

    VERO.

    Per effetto dei miglioramenti organizzativi l’azienda ha preteso il taglio di 10’ di pausa. Pertanto dalle 3 pause di complessivi 40’ si passerà a 3 pause di 10’ ciascuna più l’intervallo mensa (invariato) di 30’ in mezzo al turno. Ci sarà una compensazione monetaria pari a circa 32,5 €/mese.
    Il sistema ergonomico ERGO‐UAS prevede il ripristino a 40’ delle pause in caso di postazione di lavoro non adeguata.

    ***

    Solo i sindacati firmatari possono nominare rappresentanti sindacali aziendali ?

    VERO.

    La nuova società mista Chrysler‐Fiat non aderirà a Confindustria. Pertanto si applicherà integralmente lo STATUTO DEI LAVORATORI (L.300/1970 art. 19) che consente i diritti sindacali solo ai sindacati firmatari di accordi e contratti.

    ***

    Sarà pagato il TFR ?

    VERO.

    Il passaggio alla nuova società avverrà con cessione individuale del contratto di lavoro e il singolo potrà richiedere il pagamento del TFR spettante.

    ***
    Si perderanno gli scatti d’anzianità ?
    FALSO.
    Ognuno avrà il valore dei propri scatti in superminimo individuale non assorbibile (e quindi inciderà sulle voci indirette) e ripartirà da zero con la maturazione dei nuovi 5 scatti.

    ***

    L’ACCORDO C’É. ORA IL FUTURO È NELLE MANI DEI LAVORATORI INTERESSATI

    CHE VOTERANNO A METÀ GENNAIO.

    Roma, 27 dicembre 2010

    LA SEGRETERIA NAZIONALE FIM/CISLMostra tutto

  22. Pietro Giordano ha detto:

    Massimo D’Antoni
    Direi che non c’è nulla di specificamente marxista nell’idea che compito dello Stato (o comunque di un’autorità rappresentativa controllata per via democratica) sia risolvere un certo numero di problemi del vivere comune (problemi che hanno… dimensione sia sociale che economica). Anzi, per dirla tutta, mi sembra questo l’unico contenuto possibile del termine riformista.
    Su authorities, compartecipazione, forme di sussidiarietà, responsabilità sociale si può certo discutere.
    Ma la domanda deve essere: a quale modello di società e di capitalismo aspiriamo? E una volta scelta la risposta, agiamo di conseguenza. Se ho sbagliato ad attribuirti una preferenza per il modello americano rispetto al “modello sociale europeo”, chiedo scusa; vuol dire che siamo meno distanti di quanto non sembra.
    Infine, permettimi un’annotazione. Non vorrei dover constatare che la tradizione del cattolicesimo democratico o ciò che ne resta si risolve nell’enunciazione dei principi (un po’ esangui) della dottrina sociale della chiesa. Mi sembrerebbe un approdo ben modesto per chi partiva dalla rivendicazione dell’autonomia del laicato che legge la realtà con le proprie competenze ecc.

  23. Pietro Giordano ha detto:

    Piero Giordano
    Massimo, nessuno vuole annullare lo Stato, men che meno il sottoscritto.
    Si tratta di capire che ruolo deve avere.
    Il sono per uno Stato leggero sul sociale e pesante sul controllo democratico di esso, sulla difesa, sulla giustizia e sulla si…curezza.
    Uno Stato che garantisca le condizioni inispensabili di tutela della salute e della formazione.
    Uno Stato che realizzi normative quadro per la società e che all’interno di tali normative quadro, la società possa muoversi liberamente e laicamente….
    Non amo che mi si dica come devo fare l’amore o cosa debba fare del mio corpo, men che meno lo accetto dallo Stato.
    Ma credo anche che le cose buone spesso vengono dalla società civile, dai mondi vitali, dai corpi intermedi della società.
    Quella socieà che molto spesso ha salvato il Paese dal Terrorismo, che si è ribellata alla Mafia, che ha fatto rinascere un paese dalla follia del Fascismo e della Guerra, quella società che ha distrutto il muro di Berlino e la follia sovietica, ecc., ecc.
    Io sono stato formato nella stagione del Vaticano II a cui credo profondamente, come credo che la Dottrina sociale della Chiesa non è tutta uguale. Siccome credo anche nello Spirito Santo, sò che ogni tanto passa e accarezza le menti di Papi, Cardinali e Vescovi.
    Sono convinto che passi anche dentro di me e dentro quei laici che hanno creduto e continuano a credere nella mediazione culturale.
    Ma essa non può fermarsi alle enunciazioni di principio, come tu dici, io tento di viverla quotidianamente, spesso non ci riesco, ma il Signore è misericordioso…
    Nella Mediazione culturale, come insegna Maritain, conta il dialogo (anche duro…) non lo scontro.
    Dialogo non vuol dire agire per forza uniti, come ricordava Don Milani a Pipetta….

  24. Franco Ragusa ha detto:

    Della serie: suono, canto e ballo da solo.
    Ritrovo alcuni frammenti di alcuni miei e altri commenti inseriti sulla Pagina Facebook del Prof. Stefano Ceccanti, le risposte di Giordano… insomma, un bel taglia e cuci dove tutto torna in una sola direzione.
    Per una lettura integrale e non manipolata, quindi, è il caso di segnalare le pagine in questione:

    http://www.facebook.com/home.php#!/stefano.ceccanti/posts/118471568222061

    http://www.facebook.com/notes/stefano-ceccanti/rendiconto-a-fine-anno-matteo-orfini-versus-pietro-giordano/187399151272588

  25. Civil Servant ha detto:

    Complimenti per il blog, un bel concentrato di clericofascismo parasindacale. E una plastica traduzione della massima, non molto evangelica, “fatti il mazzo e lavora come uno schiavo per i capital gains di Marchionne”.

    Io sono un dipendente pubblico, un funzionario di ente locale. Iscritto CGIL, e di lezioni di sindacalismo (come di qualunque altra materia) dal signor Giordano, fosse anche stato sindacalista giallo per 60 anni, non ho intenzione di prenderne. Uno dei “garantiti strapagati” a 1,300 euro al mese contro i quali il vostro ributtante sodale, Renatino Brunetta, il genio della gondoletta e dei rustici liguri della banda del Parco delle Cinque Terre, ha scatenato tutta quella campagna d’odio sociale che conosciamo per gli squallidi fini politici ed economici che conosciamo. Cosa dovrebbe importare a me di Marchionne, della FIAT, degli operai, del contratto di Mirafiori? Nulla. Forse.

    Invece no, mi importa molto. Mi importa molto perché quanto sta avvenendo a Mirafiori, a Pomigliano, nel gruppo FIAT è un punto di svolta epocale. Un discrimine fondamentale, una faglia. Forse l’ultima occasione per respingere al mittente il modello socioeconomico malato, cadaverico, ripugnante che una costellazione di luridi finanzieri e servi sciocchi o consapevoli vogliono imporre all’Occidente. E per cercare un’alternativa a quell’orrore.

    Mi fa senso che si parli di Cristo e di fede e di Signori misericordiosi per giustificare le operazioni finanziarie, a puro beneficio del suo reddito, lanciate da Marchionne sotto la copertura di “una nuova era nelle relazioni industriali”. E’ davvero rivoltante vedere in azione un untuoso bigottismo da acquasantiera al servizio del padrone delle ferriere. Se questo è uno dei lasciti della CISL alla politica e al lavoro, non c’è da meravigliarsi se siamo nella devastazione psico-sociale in cui ci troviamo.

    Vorrei approfittare della democratica ospitalità di questo blog per umilmente manifestare tutto il mio sesquipedale disprezzo nei confronti della CISL, della UIL, dei calabrache liberisti e dei sindacati dei padroni, del vergognoso PD di relitti umani che concionano su operai e catene di montaggio. VERGOGNA. Vergognatevi. Viva Landini, viva la FIOM.

  26. simone verde ha detto:

    a proposito di quanto dicevo più sopra, vi invito a leggere l’intervista a Reyneri sulla Stampa di oggi: “Stiamo regredendo agli anni Ottanta”. Più in particolare, il passaggio utile è questo: “la crescente incapacità del nostro sistema produttivo di creare posti di lavoro di livello alto, tendenza che la crisi ha accentuato. Tutti i paesi europei hanno perso occupazione, ma hanno perso posti non qualificati mentre nella fascia alta hanno registrato stabilità o un ulteriore aumento […] in Italia succede l’esatto contrario”. Ecco, il nodo del problema, la prova che senza politica industriale e formativa la difesa dei diritti è velleitaria, poiché le condizioni dei lavoratori italiani saranno imposte – gioco forza – sempre più da una concorrenza a ribasso con i paesi emergenti. Una concorrenza che, senza alternative industriali e occupazionali, imporrà di cedere alla regressione sulla qualità dei diritti.

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