una domanda facile facile: cosa mai penseranno i tanti cattedratici landiniani (e riformisti) della riforma Gelmini dell’università????


…….anche loro sui tetti????

9 Comments

  1. Stefano Ceccanti ha detto:

    Hanno ragione ma non lo sanno
    Gli studenti protestano contro la riforma dell’università. Hanno ragione, anche se lo fanno per motivi sbagliati. Lo fanno perché tratteggiano il ddl Gelmini come una devastante riforma. Una riforma che privatizza l’università, che dà poche chances a chi voglia fare ricerca, che riduce il diritto allo studio. Protestano perché vedono in questo ddl una riforma radicale dell’università italiana, che a loro non piace.
    In realtà il loro bersaglio è sbagliato. Questa riforma andrebbe fermata, e riscritta, non tanto perché farà accadere cose tremende all’università italiana, ma perché farà accadere molto poco. Sicuramente molto meno di quanto annunciato, ma anche molto meno di quanto servirebbe.
    Gli studenti protestano contro quella “privatizzazione” degli atenei che, come altri osservatori, vedono come conseguenza della previsione che almeno 3 membri su 11 dei consigli di amministrazione provengano dall’esterno dell’università. Ma non vedono che questa previsione in realtà lascia immodificati gli equilibri nella composizione del cda. Non vedono che l’annunciata riforma della governance degli atenei, strumento primario per cambiare il modo di funzionare dell’università, in realtà è un semplice canovaccio in cerca di autore. Saranno le università a decidere come autogovernarsi e questo vorrà dire, nella maggior parte dei casi, che continueranno a governarsi come ora, e cioè male. Non sanno che in paesi democratici come il nostro, ma dove c’è un vero diritto allo studio (in Germania, in Olanda, in Svezia, in Nuova Zelanda), la governance delle università è stata cambiata in modo radicale imponendo a tutte le università un unico modello.
    Gli studenti protestano per il futuro della ricerca, ma non sanno che questo ddl, unico caso al mondo, impone un minimo dimensionale per la creazione dei dipartimenti.
    Una situazione curiosa: si lasciano le università libere di fare quello che vogliono, di fatto, nella governance di ateneo, ma poiché si sa come si governano, cioè male, si impone loro uno standard minimo per creare le strutture di base. Gli studenti protestano per una migliore qualità dei corsi di studio. Ma non sanno che questo ddl prefigura un assetto interno in cui, con alcune eccezioni, si avranno strutture di coordinamento della didattica (denominate facoltà o scuole) assai deboli, il che produrrà una terribile frammentazione dell’organizzazione della didattica.
    Gli studenti protestano perché considerano il ddl un cambiamento radicale in peggio dell’esistente, mentre su molti aspetti è una semplice riproposizione di ciò che già esiste o che è esistito in passato. Ad esempio, il nuovo sistema concorsuale in due fasi garantisce l’emergere di una dinamica perversa che abbiamo già visto all’opera.
    L’abilitazione nazionale, per come prevista dal testo, certifica infatti che avremo frotte di “idonei” (perché mai le commissioni nazionali dovrebbero litigare per dare una idoneità?); una massa che farà una forte pressione sugli atenei per essere assunta (una dinamica simile si è già verificata tra il 1999 e il 2007, quando per ogni concorso locale si potevano fare prima tre e poi due idonei), che non permetterà alle università di poter scegliere davvero le persone che valgono. Senza contare, poi, che questo disegno di legge mantiene una caratteristica tutta italiana: la possibilità di usare un unico strumento, il concorso, sia per reclutare dall’esterno sia per promuovere di fascia coloro che sono già incardinati. Gli studenti protestano, quindi, per motivi sbagliati, ma hanno ragione di protestare. Tenuto conto che, qualora la riforma venisse approvata, cambierà poco e male, protestino pure con vigore, ma senza eccessi violenti. Non vale mai la pena essere violenti in politica, ma meno che mai ha senso farlo contro quella che rischia di essere un’altra espressione dell’inossidabile tradizione italiana della retorica delle riforme.
    Giliberto Capano

  2. Alessandro Canelli ha detto:

    Da dove viene questo intervento? da qualche rivista/giornale?

  3. Carlo Riviello ha detto:

    dall’ineffabile “Europa” nel numero di oggi
    (e l’autore è un docente…).

  4. Alessandro Canelli ha detto:

    ok – nel frattempo avevo proficuamente googleato

  5. Carlo Riviello ha detto:

    e magari ti sarà uscita la voce “Gattopardi” (alias Barone di….), loro per davvero, e guai a chi li tocca.
    (“utili idioti”, poi, se cerchi sotto “studenti”).

  6. Carlo Riviello ha detto:

    …se ne salva qualcuno:

    Difendiamo l’Università dalla demagogia.

    Appello

    E’ troppo tempo che l’Università italiana ha bisogno di una cura incisiva ed efficace. È troppo tempo che il mondo accademico aspetta una riforma capace di restituirgli il prestigio perduto. È troppo tempo che gli studenti italiani bravi e meritevoli non hanno più la possibilità di frequentare istituzioni universitarie competitive rispetto al resto dell’Europa e del mondo.
    Pertanto i sottoscritti docenti universitari intendono ribadire il loro generale apprezzamento per il disegno di legge sull’Università in discussione in queste ore alla Camera.

    Per più di un motivo:

    – perché riorganizza e moralizza gli organi di governo degli atenei;

    – perché limita la frantumazione delle sedi universitarie, dei corsi di laurea e dei dipartimenti;

    – perché introduce norme più efficaci e razionali per il reclutamento dei docenti;

    – perché stabilisce regole certe e trasparenti per disciplinare i casi di disavanzo finanziario e di mala gestione;

    – perché fissa dei criteri di valutazione per le singole sedi universitarie e per i singoli professori;

    questo provvedimento rappresenta un passo nella direzione giusta per cercare di far uscire l’Università italiana dallo stato di grave prostrazione in cui essa si trova.

    Tutto è sempre migliorabile; anche questo disegno di legge lo è. Ma non ci sembra né logico né onesto invocare la diminuzione dei finanziamenti all’intero comparto dell’istruzione, provocati dalla difficile situazione finanziaria del Paese, come una buona ragione per respingere il provvedimento. Tanto più adesso che il governo sembra si stia trovando le risorse utili per avviare il necessario processo riformatore.

    Ci sembra, inoltre, intollerabile che, dopo anni e anni di tanto sistematico quanto sterile ostruzionismo, una parte del mondo universitario e del corpo studentesco prepotente nei comportamenti ma modesto nelle dimensioni abbia saputo produrre solo una protesta demagogica fine a se stessa, dando spazio alla violenza di piazza e contribuendo al contempo a lasciare gli Atenei italiani fermi nel loro attuale stato di crisi.

    Fino ad ora hanno aderito i Docenti

    ELENA AGA ROSSI
    SERGIO BELARDINELLI
    CARLO BELLIENI
    LUCIA BONFRESCHI
    CLAUDIO CACCIAMANI
    ROBERTO CINGOLANI
    LUCA CODIGNOLA
    DINO COFRANCESCO
    GIUSEPPE COLOMBO
    RENATO CRISTIN
    RAIMONDO CUBEDDU
    ROBERTO DE MATTEI
    ENNIO DI NOLFO
    GIANNI DONNO
    GIACOMO ELIAS
    FRANCESCO FORTE
    STEFANIA FUSCAGNI
    CARLO FUSARO
    FABIO GRASSI ORSINI
    MAURIZIO GRIFFO
    ALBERTO INDELICATO
    BENEDETTO IPPOLITO
    GIORGIO ISRAEL
    GIOVANNI ORSINA
    MARCO MAZZAMUTO
    FABIO PAMMOLLI
    GIUSEPPE PENNISI
    RENATO SEEBER

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/6904

  7. Alessandro Canelli ha detto:

    A dire il vero il mio piglio identitario e fondamentalista era più attratto dalla vicenda Fazio etc.
    E dal dilemma che mi pone il fatto che se, come dicono – Serra tra gli altri -, “basta che paghi e gli staccano la spina” ma se vuoi farlo sei un “debole” da tutelare e promuovere, invece se non sai con che soldi accudire il malato, allora sei un “forte” tutelato dalla legge e dalle convenzioni.
    Ora, visto lo stato delle nostre finanze pubbliche….

  8. Luca ha detto:

    … penso che è troppo poco!
    Cfr. apposito punto della agenda di Reggio Calabria.

  9. Carlo Riviello ha detto:

    ma, diamine, è già qualcosa nella giusta direzione, no?
    (se poi qualcuno trovasse mezzi e coraggio di fare di più, si accomodi pure: solo che chissà che accadrebbe, e non solo sui tetti…).

Leave a Comment