Il ribaltone dei numeri


Il ribaltone dei numeri: come il 24 del Pd può trasformarsi nel 42

Segnalo i tre aspetti più interessanti del sondaggio presentato poco fa da Mannheimer all’incontro del Modem sulle differenze tra l’elettorato reale del Pd (24%) e quello potenziale (42%)
1. Il diverso trend dei due partiti a vocazione maggioritaria
Lo scarto tra elettorato reale e potenziale va visto per tipologie di partiti. Il Pd è per questo comparabile solo al Pdl. Il fatto che il Pd balzi dal 24,2 al 42, mentre il Pdl salga solo dal 26.5 al 31 è il dato più rilevante. Il Pdl attuale ha scarsissima capacità espansiva sull’elettorato incerto, Il Pd nel mercato elettorale è invece in gara per puntare credibilmente al primo posto.
2. Le sovrapposizioni maggiori: indecisi, Sel e Fli
Fatti 100 gli elettori incerti sul voto al Pd (che sarebbero il 18% dell’insieme, cioè 42-24) sono rilevanti le provenienze:
-il bacino principale è quello generico degli indecisi (24,1) e dei potenziali astenuti (7,6) per un totale 31,7, il che significa che il profilo attuale è visto come incerto;
-poi vi è la sovrapposizione quasi equivalente coi partiti medi nuovi (19,8% con Sel e 17,8% con Fli) il che rivela che il Pd soffre più la linea divisoria vecchio-nuovo rispetto a quella destra-sinistra;
-non irrilevanti sono anche le sovrapposizioni con Idv (10,2%) e col Pdl (9,5%); scarsamente rilevante è la sovrapposizione con l’Udc (5,7%).
3. Le altre variabili: destra-sinistra, praticanti, giovani, piccoli centri e il buco sul lavoro autonomo
I maggiori scarti negli identikit comparati degli elettori reali e quelli potenziali sono i seguenti:
nel nucleo duro del 24% ben tre quarti (74,5%) si definiscono di centrosinistra, il 15,9% di sinistra, il 4,9% di centro o di centrodestra; ma in quel 18% di elettori potenziali, riportati anch’essi a 100, c’è un pò più spazio per il recupero al centro (23,7% si definisce di centro di centrodestra, + 18,8%) e anche un pò verso sinistra (22,6%, 6,8%). Ciò ci consente anche di reinterpretare il dato citato prima di incerti e astenuti che sono più “centristi” che non “sinistri scontenti”;
balzo anche tra i cattolici praticanti regolari che salirebbero dal 26,2% dei voti reali al 38,4% dei potenziali: se leggiamo questo dato insieme a quello debole relativo all’Udc capiamo che non si tratta di elettorato potenziale cattolico identitario, ma programmatico; per certi versi questo dato è paragonabile con quello delle fasce d’età socializzatesi con la seconda Repubblica (i 18-24 enni che salgono dal 6,9 al 9,5%, i 25-34 anni dal 15,9 al 17,9% e i 35-44 enni da 17,2 al 20,5%);
ottimo anche il dato dei piccoli centri, dal 9,7 al 20,5%, ma ciò purtroppo non intacca la chiusura quasi totale del mondo del lavoro autonomo (dal 7,6 al 7,9% che resta un grande buco nero).

1 Comment

  1. Alessandro Canelli ha detto:

    “non si tratta di elettorato potenziale cattolico identitario, ma programmatico”
    Pregasi sciogliere l’enigma….
    Ovvero: si parla di elettori che si riconoscono in determinate tematiche e sono disponibili a rispondere positivamente a chi da’ sbocchi programmatici a quei temi, oppure se si tratta di elettori che dichiarano una appartenenza a un’area ma poi non necessariamente si rifanno alle tematiche “classiche” di quell’area nella scelta.
    Personalmente ritengo poi che un dato fondamentale nel rapportarsi alle diverse aree di elettorato potenziale sia in fondo di rispettarne le radici e le tematiche e di dare risposte con programmi che siano comunque accettabili anche ad aree diverse – ma poi ci si scontra con i tentativi di imporre identità forti al partito che presuppongono il rifiuto di dare cittadinanza ad altre identità di provenienza

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