Perché ho firmato il documento Veltroni: breve guida alla lettura


Perché ho firmato il documento Veltroni: breve guida alla lettura
di Stefano Ceccanti

1. Siamo nel punto più basso di credibilità del Governo, ma siamo anche al punto più basso delle intenzioni di voto per il Pd. Come alle amministrative, quando il Pdl ha perso alcuni milioni di voti verso l’astensionismo ma noi ne abbiamo persi di più. In questa situazione sono i silenzi, i facili unanimismi, che danneggiano il Pd. Questo è il senso del documento, soprattutto nel suo punto 1.
2. Il Pd ha percepito nei mesi scorsi se stesso in una sindrome da sconfittismo, di inevitabile incomunicabilità col Paese che sarebbe stata sanata solo da possibili alleati, come in una storia che riporta il teologo Harvey Cox ripresa da Joseph Ratzinger nel volume “Introduzione al cristianesimo”. C’è un circo vicino ad un paese; il circo è aggredito dalle fiamme, il fuoco minaccia in breve tempo di arrivare fino al paese. Gli attori sono già vestiti, il più pronto è il clown: allora la comunità del circo manda il clown nel paese vicino per dire che esso è in fiamme, che occorre tutti insieme spegnere l’incendio perché altrimenti brucerà insieme al paese. Ovviamente, che cosa succede? Vedendosi arrivare il clown, vestito da clown, che urla disperatamente che il circo è in fiamme, gli abitanti del paese pensano che sia un’efficace strategia propagandistica per vendere lo spettacolo. In breve, non li convince, brucia il circo e brucia anche il paese. Il messaggio appare così strano e stravagante che non solo viene rifiutato, ma non viene neanche capito. Abbiamo allora dato l’impressione, per restare a quella metafora, di ricorrere alle alleanze, dando per scontata la nostra incomunicabilità col Paese, chi vedendo la salvezza in Casini, chi Vendola: questo spiega il punto 5 del documento e subendo passivamente le derive di Di Pietro, di cui parla il punto 6. Ma se il circo brucia, difficilmente sarebbe creduto e capito chi non ne fa parte. Né basta urlare più forte, puntare sull’emergenza e su coalizioni fondate su di essa: il clown dimostra che l’emergenzialismo non funziona. Non ci sono scorciatoie: spetta agli attori di quel circo recitare una parte diversa da quelle tradizionali, soprattutto dalla nostalgia delle identità tradizionali, quella che fa ad esempio ripetere “amici e compagni” invece di “democratiche e democratici”, una parte nuova di cui vi sono suggestioni ai punti 2, 3 e 4. Se poi qualcuno di ulteriore aiuta, meglio, ma non è lì la soluzione.
3. Infine il Movimento di cui al punto 7: ma come, in un partito per definizione movimento, com’è quello che è basato sulle primarie, basta un termine del genere per far pensare a scissioni, a subordinate, secondi fini? Cosa furono le primarie del 2007 se non un grande Movimento del Paese, un partito estroverso che sa assumere l’agenda del paese come propria agenda?

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