La rivincita dei territori.


Chiedo aiuto anche per quest’altro progetto di ricerca sul quale è impegnata non direttamente la mia cattedra, ma una associazione culturale denominata “Centro Studi e Ricerche Coesione & Diritto” che opera da qualche anno in Sicilia e della quale faccio parte. Grazie a quanti vorranno dare liberamente un contributo di idee
Saro Sapienza

1. C’è un nesso genetico tra il potere e il territorio nella teoria politica e filosofica del potere. Carl Schmitt ricorda che l’ordine costituito è un ordine sul territorio, e che la parola ordine condivide l’etimo con la parola che indica l’origine, dunque un luogo. E il potere è un potere che si esercita appropriandosi di uno spazio, fin dalla prima riflessione ancora in epoca feudale.

2. Quando si mette a punto una teoria della sovranità dello Stato il territorio assurge da subito al rango di elemento costitutivo della persona “giuridica” dello Stato. Ma la “giuridicizzazione” del potere altro non è se non l’esito di un processo di astrazione che conduce a fare del territorio una immagine indifferenziata, astraendo appunto da ciò che lo rende una realtà viva e concreta. E, in generale, le teorie giuridiche sono teorie di astrazione e “metafisicizzazione” del reale, il cui esempio migliore è offerto dal continuum Kelsen-Luhmann.

3. Questo processo conduce poi (e in essa si esalta) alla totale “metafisicizzazione” del potere attraverso la telematica, che altro non è se non la collocazione dei rapporti in un non luogo cibernetico che come tale prescinde da una collocazione reale e viva. Uomini senza tempo vivono vite di plastica in città anonime comunicando ormai soltanto in uno spazio cibernetico virtuale (individualismo metropolitano).
E la relazione di potere si costituisce semplicemente attraverso l’introiezione della comunicazione, che irrompe nella solitudine dell’individuo e di nuovo lo fa schiavo (in omaggio alla sequenza: individuo-consumatore-spettatore-elettore).

4. A questa dinamica, umanamente insostenibile, sempre più si oppone un movimento nel quale la difesa del territorio assume la valenza della difesa di una alterità: la difesa non del territorio indifferenziato di un’ecologia di maniera, ma la difesa del mio territorio, del nostro territorio come spazio vitale nel quale crescono e si affermano la diversità contro l’omologazione, la carne e il sangue contro la plastica, la vita vissuta contro l’artificialità della vita pensata, rapporti umani significativi e gratuiti contro rapporti tra individui atomizzati che sono solo contatti/contratti.

5. Questa tendenza si manifesta nei numerosi movimenti di rivendicazione dell’autonomia di questo o quel territorio (in una logica di autodeterminazione) che non sono semplici richieste di una diversa organizzazione della cosa pubblica, ma istanze forti di riconoscimento di una diversità di gruppo che non vuol cedere alla massificazione dell’individualismo metropolitano e che fondano proposte politiche alternative ai tanti centralismi, a loro volta espressione delle logiche spersonalizzanti del potere.

6. Appare chiaro dunque che ci troviamo oggi di fronte a una vera e propria “rivincita dei territori”, laddove il proliferare di istanze anticentraliste costituisce il leit-motif di un discorso politico non nuovo, certo, ma altrettanto certamente assai significativo che deve essere adeguatamente esaminato dai decision makers e messo a tema. Per esempio anche nella strutturazione (o ristrutturazione) delle politiche di riequilibrio territoriale

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