E Cameron fa l’ elogio della fede «tessuto sociale»


Il commiato Il premier britannico rassicura il Pontefice sulla secolarizzazione nel suo Paese
E Cameron fa l’ elogio della fede «tessuto sociale»
Dietro la «Big Society» dei conservatori l’ influenza dei «think tank» cristiani

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA – «La nostra non è una società che rischia di cadere vittima delle più aggressive forme di secolarizzazione». David Cameron saluta il Papa e lo rassicura: «La fede è parte del tessuto del Regno Unito». Le parole di commiato che il premier pronuncia alla fine della storica visita di Benedetto XVI non sono dettate dal desiderio di aprire una polemica con la Santa Sede dopo l’ importante discorso del pontefice a Westminster, davanti ai leader politici del governo e del parlamento. Ma è una «correzione» per rimarcare, con un forte spirito di orgoglio, che la cristianità resta uno dei valori di base, uno stimolo all’ azione, uno sprone che aiuta a formare i convincimenti e i comportamenti, che ispira all’ aiuto del prossimo ed è un regalo da conservare con grande cura piuttosto che un problema da risolvere». Cameron ringrazia «Sua Santità» perché «ha sfidato l’ intero Paese a sedersi e a pensare, e questo non può che essere un bene». Però non vuole che si consolidi l’ immagine di una nazione che ha smarrito il rispetto della religione e la «funzione positiva» che la fede svolge. Il primo ministro britannico è sensibile alle sottolineature di Benedetto XVI e ne raccoglie, in un certo senso, il monito. In privato, nell’ udienza di sabato mattina, e in pubblico ieri, David Cameron dice al Papa che i timori di una società secolarizzata con la marginalizzazione di chi professa un credo non trovano riscontro nella realtà che, anzi, indica (ultimo sondaggio rilanciato dalla Bbc) come il 72% dei britannici si dichiari cristiano con convinzione. È un invito a considerare che vi è un ponte concettuale fra gli insegnamenti sociali del cattolicesimo e la filosofia tory della «Big Society», nella quale ciascuno lavora per il bene sia della famiglia sia della comunità di riferimento. Non sono frasi di circostanza quelle di David Cameron ma, piuttosto, sintetizzano le riflessioni del conservatorismo post-thatcheriano «sugli obblighi sociali» di una persona nei confronti dell’ altra, sulla valorizzazione del gruppo nel quale l’ individuo vive e lavora, sul ruolo del mercato e sul riferimento etico e morale che anche la fede può dare. La «Big Society» non è una società secolarizzata che rifiuta la fede ma è una società che pure sulla fede fa leva per crescere. David Cameron è un punto di equilibrio fra i tory di vecchio stampo, fedeli alla tradizione, legati alla deregulation economica, alla idealizzazione delle capacità del singolo, e i tory di ultimo conio ribattezzati «Red Tories», i tory scettici del neoliberismo e radicali nella rivalutazione dei legami e delle appartenenze alle comunità, dei valori materiali, ideali e religiosi che tengono insieme le stesse comunità. Ieri, il premier si è sbilanciato. E si comprende: negare la «secolarizzazione» significa difendere e affermare la «Big Society». Dietro a David Cameron e al suo pensiero c’ è lo studio di alcuni think-thank conservatori: «Policy Exchange», «Reform», «Centre for Social Justice». E soprattutto l’ ultimo nato «ResPublica» fondato da Philipp Blond, teologo anglicano e filosofo, il «red tory» che piace a destra e a sinistra, come tale considerato «un pericolo serio per noi laburisti» (lo ha scritto New Statesman, settimanale di riferimento del centrosinistra britannico). È lui, Philipp Blond, l’ ispiratore della «Big Society», cioè di un capitalismo moderato e non aggressivo, motore di «un mercato che lavora per molti e non per pochi». Di fronte al Papa, il premier britannico ha parlato più da «new tory», o «red tory», che da «old tory» thatcheriano. Così, respingendo garbatamente, proprio con i riferimenti alla «Big Society», il rischio e la prospettiva dell’ aggressione «secolaristica», ha dato valore al suo progetto di matrice «cristiano-sociale». Fabio Cavalera RIPRODUZIONE RISERVATA **** Ispiratori ResPublica Fondato lo scorso novembre da Philipp Blond, teologo anglicano e filosofo, ispiratore della Big Society, un capitalismo moderato e non aggressivo, motore di un «mercato che lavora per molti e non per pochi». All’ inaugurazione l’ ospite d’ onore era David Cameron, allora capo dell’ opposizione, che 6 mesi dopo ha fatto della Big Society il tema chiave della sua campagna elettorale **** Policy Exchange Creato nel 2002 da un gruppo di giovani modernizzatori, viene ora percepito come fedele alleato di Cameron. Tra i fondatori Michael Gove, attuale ministro dell’ Istruzione, e Francis Maude, oggi ministro del Cabinet Office. Tra le sue linee guida: sfruttare il mercato promuovendo la responsabilità individuale; aiutare la gente a fare più affidamento su se stessa e a dipendere meno dallo Stato **** Centre for Social Justice Fondato nel 2004 dal cattolico Iain Duncan Smith, fino al 2003 leader dei Tory e attuale ministro del Lavoro. Si presenta come «un think tank indipendente che pone la giustizia sociale al centro delle politiche britanniche». Ogni anno assegna il prestigioso Csj Award a iniziative di volontariato: nel suo parterre d’ onore si sono alternati onorevoli laburisti come David Blunkett e libdem come Sir Menzies Campbell

Cavalera Fabio

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