da Europa di oggi


I due “errori” di Bodrato
Caro direttore, si può condividere o meno l’idea che noi “maggioritari” come sostiene Guido Bodrato, abbiamo fatto gravi errori. Tuttavia Bodrato ne fa almeno due. Il primo è quando sostiene che Roberto Ruffilli «era convinto che la strategia referendaria, giustificata dall’inerzia del parlamento e dall’intenzione di colpire la partitocrazia, avrebbe favorito la deriva populista e travolto la democrazia parlamentare ».
Il fatto è che Roberto Ruffilli morì nell’aprile 1988 e che di referendum elettorali si iniziò a parlare nel marzo 1989. Non sappiamo cosa ne avrebbe pensato. Sappiamo però che coloro i quali avevano lavorato più strettamente con Ruffilli, a cominciare da Pietro Scoppola, furono fin dall’inizio dei convinti e decisivi promotori. Soprattutto a inizio 1990, quando il Caf sembrò chiudere tutti gli spazi di innovazione, compreso il blocco all’elezione diretta del sindaco, l’intero gruppo dirigente della sinistra democristiana, da Ciriaco De Mita a Leopoldo Elia, a Paolo Cabras, aderì in blocco, con l’eccezione, è vero, di Bodrato, a cui va riconosciuta un’indubbia coerenza.
Per di più, nel merito, c’è un secondo errore: mentre i referendari sostennero il superamento del proporzionale con lo strumento del collegio uninominale, invece la sinistra dc restò a lungo legata ad una fedeltà statica alla proposta iniziale di De Mita e Ruffilli, che era per l’appunto il premio di maggioranza, che oggi in tanti critichiamo, ma per superarlo anche oggi coi collegi, non con la proporzionale pura.
Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini

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