“Area Democratica”: un’esperienza superata


La riunione di ieri sera di “Area Democratica”: un’esperienza superata

La riunione di ieri sera di “Area Democratica” ha registrato una diversità di prospettive che rendono quell’esperienza ormai obiettivamente superata.

Per un verso vi è chi, come Franceschini, Marini, Fassino, Damiano, pur non negando le difficoltà del partito, condivide in questa fase nella sostanza la linea politica di Bersani ed in particolare l’idea di una coalizione emergenziale anti-Berlusconi, in cui il ruolo del Pd è quello di mero regista della coalizione. Per questa ragione si apprestano a confluire nella maggioranza, scelta logica se l’analisi è quella, chiedendo in particolare un maggiore coinvolgimento nell’organizzazione del partito. Se il problema è prevalentemente la gestione, si risolve su quel piano. Un’impostazione che era prefigurata dalla scelta anomala di Franceschini di fare il capogruppo (ruolo che istituzionalmente non può comportare diversità significative col segretario) e che era stata esplicitamente sostenuta, in discontinuità con l’incontro di Cortona, con il suo intervento all’ultima Assemblea nazionale e con tutte le varie interviste estive.

Per altro verso, Veltroni, Fioroni, Gentiloni, Morando, hanno ribadito la linea di Cortona, riproposta col documento dei 75 come reazione allo scivolamento obiettivo verso la maggioranza dell’altra parte di Area Democratica. Un conto è una soluzione emergenziale di Governo, un altro è varare l’ennesima riproposizione dell’Unione (che oltre che sbagliata è ritenuta impossibile da buona parte dei potenziali alleati) e il progressivo restringimento del Pd a un partito da vecchia sinistra. In questa analisi, il nodo non è tanto la gestione, ma una linea sbagliata. Le elezioni regionali e i tanti sondaggi riproposti in questi mesi dimostrano questo errore. Non si tratta di mettere in discussione né l’unità del Pd né Bersani, ma di tener viva la prospettiva di una linea alternativa, riscoprendo la vocazione maggioritaria verso la società italiana. Per questo bisogna sfuggire alla falsa alternativa elaborata per delegittimare per cui chi non entra in maggioranza può solo essere una scissionista. Per chi pensa che la linea sia sbagliata ovviamente l’unità intesa come uniformità sulla linea attuale non fa bene al partito. Gli unanimismi, per chi non condivide la linea, sarebbero un peccato di omissione.

Scrive Tony Blair nella sua autobiografia: “Se si arriva a percepire che un leader non è all’altezza del suo ruolo o sta conducendo il partito nella direzione sbagliata, non c’è niente di sleale nell’essere franchi e metterlo alla prova, sempre che non venga fatto in maniera superficiale o a oltranza. Se le critiche sono giuste, il duello tra le parti è l’espressione più alta di lealtà, perché ha come scopo tutelare il futuro del partito e i suoi obiettivi…Ciò che trovo inaccettabile è il tentativo di polverizzare e di corrodere, soprattutto senza farlo a viso aperto: è un atteggiamento sleale perché indebolisce il partito senza nemmeno tentare di cambiarlo o reindirizzarlo”.

Il Documento è una sfida a viso aperto, in stretta continuità con la mozione congressuale e col convegno di Cortona, una continuità da ribadire: non ci sono infatti motivi evidenti per cambiare impostazione, anzi lo stato del partito rispetto all’elettorato conferma pienamente quell’impostazione.

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