AM Valli sul libro di Tornielli e Rodari


“La partita è fra verità e relativismo. E chi vuole che l’umanità cada totalmente in preda al relativismo ha capito che il primo ostacolo da rimuovere è proprio Benedetto XVI.”

Da “vinonuovo.it”
«Lo stereotipo del reazionario è pericoloso quanto Agcà»
di Aldo Maria Valli | 02 settembre 2010
Concordo con Tornielli e Rodari: si punta a minare la credibilità del Papa. Ma non parlerei di errori di comunicazione

Quando si farà la storia del pontificato di Benedetto XVI sarà difficile prescindere dal libro di Paolo Rodari e Andrea Tornielli Attacco a Ratzinger. Accuse, scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI (Piemme, 322 pagine, 18 euro). I due vaticanisti, tra i migliori che io conosca, ricostruiscono accuratamente, anche con particolari inediti, dieci attacchi che papa Ratzinger ha subito in questi anni, stabiliscono alcune connessioni e arrivano a una conclusione: contro l’attuale papa è in atto un attacco che ha protagonisti e mandanti diversi, accomunati però dallo stesso disegno.

Gli episodi passati in rassegna sono quelli che hanno tenuto banco nelle cronache, dalla lectio magistralis di Ratisbona alla liberalizzazione della messa secondo l’antico rito, dalla revoca della scomunica a quattro vescovi lefebvriani alle affermazioni sull’utilizzo del preservativo come strumento contro l’epidemia dio Aids, dall’accoglienza di gruppi di anglicani nella Chiesa cattolica al devastante scandalo per i reati di pedofilia commessi da sacerdoti. Argomenti diversi, situazioni diverse, contesti diversi, ma con un filo conduttore: la volontà, da parte di alcuni, di colpire questo pontefice.

Ora, perché questi attacchi? E chi sono i nemici di Benedetto? Il libro è molto chiaro. Il motivo comune è la volontà di indebolire Benedetto XVI minandone la credibilità, il che si può ottenere dipingendolo costantemente come un vecchio reazionario, espressione di un mondo superato e di una fede che non solo non ha più nulla da dire all’uomo contemporaneo, ma diventa dannosa (si veda il caso dell’Aids) sulla strada dell’autentica libertà e del vero progresso. Quanto ai nemici, gli autori ne individuano tre: il primo è rappresentato da intellettuali, centri di potere e correnti di pensiero che vogliono spingere la Chiesa ai margini del dibattito pubblico, relegando la fede e le sue conseguenze morali nell’ambito del sentimentalismo privato e togliendole così rilevanza sociale e culturale. Il secondo nemico è invece interno, ed è costituto da quei settori della Chiesa e del mondo cattolico che in nome del rinnovamento e del dialogo con la modernità considerano Benedetto XVI un anacronismo, perché troppo legato alla tradizione e a una visione dogmatica (così dicono) della fede. Infine c’è il terzo nemico, ancora più interno, perché sta fisicamente a pochi passi dal papa stesso: sono quei collaboratori che, dentro la curia vaticana, in realtà non collaborano affatto ma, a volte per incapacità, altre volte perché essi stessi poco in sintonia con questo papa, remano in direzione opposta.

Secondo Rodari e Tornielli non si può dire che sia in atto un complotto, nel senso che tutti questi nemici operano ognuno secondo logiche proprie, senza un progetto predisposto di comune accordo. Di certo però gli attacchi vanno tutti nella stessa direzione e mirano a ottenere lo stesso risultato.

È una tesi che condivido e che è verificabile nei fatti. C’è un dettaglio però rispetto al quale dissento dall’analisi degli autori, ed è quando sostengono che da parte del Vaticano c’è un difetto di comunicazione. Nella vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani c’è stato sicuramente un ritardo nel rendersi conto della gravità delle affermazioni del vescovo Richard Williamson e non si è stati capaci di spiegare a sufficienza motivi e portata del provvedimento papale, circostanza del resto ammessa dallo stesso pontefice. Ma negli altri casi “incriminati” onestamente non vedrei sbagli dal punto di vista della comunicazione. Ciò che Benedetto ha sostenuto nella lezione di Ratisbona, ad esempio, è ciò che lui voleva effettivamente dire, e la citazione che ha scatenato il putiferio, sulla violenza usata da Maometto, era funzionale al suo discorso. Sono stati i mass media a mettere in bocca al papa le parole che invece erano dell’imperatore Manuele Paleologo, vissuto quasi settecento anni fa. E quando il papa, in viaggio verso l’Africa, ha detto che non è con il preservativo che si può risolvere il problema dell’Aids, ha detto forse qualcosa di poco ragionevole? O non è piuttosto ciò che sostengono anche gli scienziati più onesti e meno ideologizzati?

Nello stesso periodo in cui Rodari e Tornielli hanno scritto Attacco a Ratzinger io ho scritto La verità del Papa, e sotto molti aspetti i due libri si assomigliano, tanto è vero che in un primo tempo il titolo previsto per il mio era Attacco alla Chiesa. Non è solo una coincidenza. Se tre vaticanisti, senza consultarsi, hanno avvertito la stessa esigenza vuol dire che siamo in presenza di un fenomeno la cui rilevanza va al di là dell’ordinario. Se tanti anni fa Giovanni Paolo II venne messo fisicamente nel mirino di un attentatore, oggi Joseph Ratzinger è preso di mira, grazie a Dio, in un altro modo, ma l’attacco odierno è più devastante. La partita è fra verità e relativismo. E chi vuole che l’umanità cada totalmente in preda al relativismo ha capito che il primo ostacolo da rimuovere è proprio Benedetto XVI.

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